Assalto agli obiettori di coscienza. Così la sinistra piccona la legge 194
Il Pd ligure prova a scardinare la normativa sull’interruzione di gravidanza, ma sui media passa la notizia che Fdi è contro l’aborto. È la prova che gli intellò e le forze progressiste preparano un autunno di battaglie.

Le rockstar e le attrici di secondo piano non hanno nemmeno avuto il tempo di terminare il piagnisteo sul ritorno del fascismo che già parte la nuova offensiva mediatico-politica con uno slogan sempre efficace: la destra vuole cancellare i «diritti». Nello specifico, sarebbe a rischio il «diritto all’aborto», il quale – fino a prova contraria – in Italia non è nemmeno un diritto (la Costituzione, ad esempio, non ne parla) bensì una possibilità che viene offerta dalla legge 194. Sull’argomento è un po’ che talk show e giornali battono la grancassa, ma il nuovo pretesto per affrontare l’argomento lo ha offerto una vicenda locale. Il Partito democratico ha presentato al Consiglio regionale della Liguria un documento sull’aborto che è stato votato anche da quasi tutti i consiglieri della Lega e della lista del governatore Giovanni Toti ma non dai tre consiglieri regionali di Fratelli d’Italia, a cominciare dal capogruppo Stefano Balleari.

Come prevedibile, si è scatenato il putiferio. Su Twitter, l’immancabile Rula Jebreal ha suonato la carica: «Per avere esempi concreti di cosa significhi per l’Italia, nel 2022, avere un governo guidato da un diretto discendente del fascismo… In Liguria il partito di Meloni, prima donna premier italiana, ha votato contro gli aborti». Già l’idea che possa esserci un voto «a favore degli aborti» è piuttosto curiosa, ma sembra anche che la cara Rula ignori il funzionamento delle istituzioni italiane: Giorgia Meloni ha vinto le elezioni, non è ancora presidente del Consiglio e non ha ancora formato un governo. In ogni caso, tutto fa brodo se c’è da menare il torrone sul «ritorno al Medioevo».

Appena più elegante la riflessione di Michela Marzano sulla Stampa: «Da donna a donna: è questa l’Italia che desidera Giorgia Meloni?», ha scritto la filosofa. «Un Paese in cui le donne non possano più avere accesso al diritto di abortire? Un Paese in cui pur conservando la 194 la si renda inapplicabile permettendo solo alle più privilegiate di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza?».

Guarda caso, la polemica esplode proprio a ridosso della giornata mondiale per l’aborto sicuro, e il gruppo femminista Non una di meno ha colto l’occasione per organizzare una bella manifestazione presentata da Repubblica come «la prima grande mobilitazione dopo la vittoria della destra», giusto per capire che cosa bisogna aspettarsi da qui ai prossimi mesi.

L’evento in questione si chiama «Furios3 per l’aborto libero e sicuro» (e non si capisce bene che bisogno ci sia di utilizzare lo schwa: forse anche i maschi possono abortire? Boh).

Al netto degli strepiti transfemministi, però, questa storia fornisce alcuni spunti di riflessione estremamente rilevanti, i quali possono essere approfonditi soltanto dopo aver compreso che cosa sia davvero accaduto in Liguria. Nessuno, infatti, sembra aver letto l’ordine del giorno prodotto dal Pd che Fratelli d’Italia non ha votato. Noi ci siamo presi la briga di scorrerlo, anche se con qualche difficoltà visti gli errori di grammatica di cui è infarcito, e che risparmieremo ai lettori per pietà.

Il testo prende addirittura le mosse dalla decisione della Corte suprema degli Stati Uniti in merito alla sentenza Roe v. Wade, cita i pronunciamenti europei in materia di salute delle donne e – manco a dirlo – arriva a puntare il dito contro gli obiettori di coscienza. Citiamo: «Tenuto conto che in Italia, trascorsi quarantaquattro anni dalla legge 194 che regolamenta l’interruzione volontaria di gravidanza, il diritto delle donne di scegliere deve superare difficoltà legate alla insufficienza delle strutture conseguente soprattutto all’altissimo numero di obiettori di coscienza fra ginecologi, anestesisti, infermieri ed OSS».

Dopo il consueto attacco agli obiettori, il documento definisce di nuovo l’aborto «un diritto» e impegna il presidente e la giunta regionale a «assumere le iniziative più opportune affinché sia assicurata la piena attuazione della legge 194, garantendo alle donne che decidono di non portare a termine una gravidanza in Liguria di effettuare questa scelta senza dover superare alcuna difficoltà nell’accesso alle strutture che effettuano Ivg; a sostenere nelle sedi più opportune la richiesta del Parlamento europeo di inserire il diritto all’aborto legale e sicuro nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea».

Mettiamo pure da parte tutte le questioni ideologiche, politiche e religiose. Dopo averlo esaminato con la massima imparzialità possibile, non si può non notare come questo documento abbia davvero poco a che fare con la «piena attuazione» della legge 194. Al contrario, esso ne chiede il superamento de facto. Per prima cosa, chiede sostanzialmente di prendere provvedimenti contro l’obiezione di coscienza (che è riconosciuta dalla legge e in aumento non soltanto presso i credenti). Inoltre, esso impone alla Regione di compiere una scelta tutta politica, appoggiando chi vorrebbe far diventare l’aborto un diritto. È una richiesta legittima, per carità, ma prevede appunto un netto superamento della legge attualmente in vigore.

Dunque il giochino è allo scoperto: se c’è qualcuno intenzionato a cambiare la 194, quel qualcuno sta a sinistra. E a dimostrarlo c’è l’intervento di Giulia Crivellini e Vittoria Loffi pubblicato ieri dal Manifesto, in cui le due attiviste insistono parecchio sulle «falle della 194», spiegando che essa garantisce «il pieno diritto all’aborto».

C’è però un secondo aspetto della questione, ben più subdolo, che riguarda il centrodestra. Non è la prima volta che documenti simili vengono presentati dalle forze progressiste a livello locale. E non è la prima volta che il centrodestra si divide: è accaduto a inizio agosto a Ivrea, dove il sindaco Stefano Sertoli ha votato con il Pd contro un emendamento pro life proposto da Fratelli d’Italia. Direte: è normale che accada, a destra ci sono sensibilità diverse, qualcuno è cattolico, altri sono liberali… Ed è esattamente questa la fregatura. Alcuni partiti votano a favore di documenti come quello ligure credendo così di smarcarsi dai bigotti, pensano di mostrarsi laici e moderni. Ma non si rendono conto di tirare l’acqua al mulino di chi la libertà non la gradisce proprio.

In Liguria non si è votato per togliere la libertà alle donne di abortire. Al contrario, si è proposto di limitare la possibilità dell’obiezione di coscienza, si è fatto un atto politico a favore della modifica della legge 194. Chi non lo ha capito, forse non ha letto il testo dell’ordine del giorno piddino, o forse ignora completamente l’ordinamento italiano in materia. Comunque sia, la sinistra sfrutta queste clamorose mancanze della destra (spesso frutto di impreparazione) per agitare lo spettro del fascismo, dividere gli alleati e portare avanti le proprie istanze che prevedono la sovversione delle attuali norme.

No, cari, qui non si tratta di essere o meno laici e liberali: qui si tratta di non essere fessi.

Da non perdere

Gesù e Donald: le due conversioni di Vance
Pensiero forte

Gesù e Donald: le due conversioni di Vance

Nel suo libro «Communion», il vicepresidente degli States racconta il passaggio dall’ateismo alla fede cattolica: sentì qualcosa durante la visita in una cattedrale. E ricorda come, partendo da oppositore, abbia poi realizzato la bontà delle idee di Trump.