Tutte le balle della Gabanelli sul Green deal
La giornalista «imparziale» parla di unanimità sul clima, ma non è vero. E riesce a sbagliare pure sul Pil.
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La giornalista «imparziale» parla di unanimità sul clima, ma non è vero. E riesce a sbagliare pure sul Pil.
Lettera dei ministri dell’Energia ai vertici Ue: «Marcia indietro sulla direttiva che zavorra le imprese o stop alle forniture di Lng».
Meloni in Aula in vista del Consiglio europeo: «Sì alla Palestina, senza più Hamas. Il passaggio alle rinnovabili sia equilibrato. Da noi nessuno sconto a big tech».
Per anni la numero uno della Commissione ha imposto la svolta elettrica, senza guardare al target climatico. Adesso è invece pronta a rivedere le regole sulla CO2.
Dalla Toscana alla Sardegna, dal Friuli alla Calabria, si moltiplicano le proteste contro le installazioni. Che allontanano i turisti e confiscano terre coltivabili agli agricoltori.Oltre a devastare il paesaggio, i «mulini a vento del terzo millennio» sono costruiti con materiali…
I danesi di Vestas fermano la produzione di pale e turbine: poca domanda, costi elevati.
L’ad di Eni: «La transizione energetica deve essere complementare e non sostitutiva, l’80% della domanda attuale è coperta da fonti fossili. Trascurati i biocarburanti». Lollobrigida: «Non condividiamo buona parte del bilancio europeo sull’agricoltura».
Nel 2024 le imprese italiane non sono riuscite a reperire 2,2 milioni di figure professionali con un’elevata attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità. Tra gli artigiani, su 235.000 addetti «verdi» da assumere più del 60% è risultato introvabile.
Lo ha affermato l'eurodeputato di Fratelli d'Italia Pietro Fiocchi in un'intervista al Parlamento europeo di Bruxelles, in occasione dell'evento «Regolamentazione, sicurezza e competitività: il ruolo dell’Echa (Agenzia Europea per le sostanze chimiche) nell’industria e nell’ambiente europei».
La Casa Bianca ha chiesto a Bruxelles di rivedere le sue normative ambientali più recenti, minacciando di far saltare il trattato commerciale firmato a luglio. Senza un accordo, il tycoon potrebbe imporre al Vecchio continente dazi del 50%.
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