Un ministro che non abbia nulla da nascondere, a proposito del conflitto d’interessi che lo riguarda, non sussurra ai giornali la sua difesa, ma si presenta in Parlamento o in conferenza stampa per rispondere alle domande. Un ministro di un governo che si dice del cambiamento non fa come tutti quelli che lo hanno preceduto, atteggiandosi a vittima di presunti dossieraggi e invocando il diritto alla privacy sugli intrecci che riguardano le sue scelte e quelle delle persone a lui vicine. Un ministro (…)
(…) che abbia caro l’interesse nazionale e non quello personale, infine, non si nasconde dietro alla minaccia dello spread al fine di non chiarire i fatti per cui è chiamato in causa.
E invece Giovanni Tria, titolare dell’Economia, ossia del portafogli degli italiani, si comporta in maniera totalmente contraria, alzando una cortina di fumo grazie a giornali compiacenti che invece di porre domande forniscono gentilmente le risposte. La questione è semplice e riguarda principalmente una sua assistente, Claudia Bugno, ma – come vedremo – non solo. La signora in questione è una collaboratrice che lavora a fianco del ministro. Già in passato l’Autorità nazionale anti corruzione, a cui compete la valutazione sulle assunzioni di pubblici funzionari, prese in considerazione il fatto che al momento di entrare a far parte dei ranghi dello Stato la collaboratrice di Tria non fosse stata trasparente, tacendo incarichi che la mettevano in una «situazione di concreto, e non solo potenziale, conflitto d’interessi». All’epoca in cui si candidò per l’incarico di funzionaria del ministero dello Sviluppo economico Claudia Bugno era anche consigliera della Banca popolare dell’Etruria e consigliera delegata di Network, un’agenzia che si occupava di internazionalizzazione, oltre che consigliera di Prelios. Insomma, la signora teneva i piedi in più scarpe, mentre avrebbe dovuto tenerli in un solo paio, quello dello Stato e non quelli di aziende private con interessi confliggenti con un incarico pubblico.
Questo, tanto per inquadrare la questione. Ma ora veniamo ai fatti più recenti, che non sono frutto di un dossieraggio e nemmeno di spazzatura, ma semplicemente di un’indagine giornalistica condotta dalla Verità, quotidiano che non è al servizio di questo o di quello, della maggioranza o dell’opposizione. È al servizio dei lettori, che poi sono anche elettori e Tria, prima di evocare complotti, farebbe bene a rispondere puntualmente a ciò che gli viene contestato, visto che è un servitore dello Stato e dunque degli italiani. Nel suo staff, nonostante le passate vicende che abbiamo appena elencato, è stata assunta Claudia Bugno. E guarda caso, dopo pochi mesi, il figliastro di Tria è stato assunto dal compagno della stessa Claudia Bugno. Infine, il ministero guidato da Tria candida la collaboratrice del ministro nel consiglio di amministrazione di StMicroelectronics, che del Tesoro è una partecipata. Siccome però questo giornale solleva la questione e si interroga sulle coincidenze, la signora Bugno fa un passo indietro, rinuncia al posto nel cda di StMicroelectronics e viene dirottata all’Asi, cioè all’Agenzia spaziale, altra azienda pubblica.
Tutto chiaro, fin qui? Bene, ma non è finita. Come è a tutti noto, il Tesoro è il principale azionista di Enel. Il colosso dell’energia, da un paio d’anni, ha sottoscritto una partnership con Infocert, una società che si occupa di certificazioni digitali e di digital transformation. E di chi è Infocert? Di Tinexta group, ossia dell’azienda guidata dal compagno di Claudia Bugno, la quale però sta al Tesoro retto da Giovanni Tria, il cui figliastro invece è stato assunto in Tinexta dove comanda il compagno della collaboratrice di Tria. La Bugno ha la delega per conto del ministro per seguire le società partecipate e una di queste è socia di un’azienda guidata dal compagno della stessa Bugno, che ha assunto il figliastro di Tria. Sembra il gioco dei quattro cantoni, ma non lo è. Infatti si tratta solo di un curioso intreccio di interessi. Che però, a quanto pare, non è il solo. Già, perché mesi fa il ministro ha voluto al suo fianco anche una portavoce di nome Adriana Cerretelli, una signora che ha svolto per un lungo periodo l’incarico di corrispondente da Bruxelles per Il Sole 24 Ore. Il ruolo non pesa sulle casse dello Stato, perché non è retribuito. E tuttavia la collega Cerretelli è anche consigliere indipendente nella Saras, l’azienda petrolifera della famiglia Moratti, incarico per il quale riceve 65.000 euro l’anno, pari a poco meno di 200.000 euro per il periodo in cui i consiglieri rimangono in carica. La Cerretelli, però, lavora per un ministero in cui si decidono le accise e che, incidentalmente, è anche il principale azionista dell’Eni, cioè di un gruppo petrolifero concorrente. Non sarà che gli intrecci cominciano a essere troppi?
Ecco, Tria, senza nascondersi dietro la privacy e ai complotti, senza parlare di spazzatura, veda di fare pulizia e di darci una risposta all’altezza del ruolo che ricopre. Di certo, gli unici che non si fanno intimidire dal fuoco di sbarramento dei giornali e dei politici amici siamo noi. Perché da sempre, di giornali e politici amici non ne abbiamo.
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