L’Aifa dà l’ok a un salto nel buio. Gratis la pillola che previene l’Hiv
Giorgio Palù (Imagoeconomica)
  • Sì dell’ente al rimborso della terapia preventiva, popolare tra i gay per evitare il contagio col virus dell’Aids. Il rischio è che si rafforzi, nei giovani, un falso senso di sicurezza. E aumentino malattie tipo sifilide e gonorrea.
  • Nel 2022, il 38,6% degli allievi delle medie non era ancora abbastanza alfabetizzato, con picchi di oltre il 50% al Sud. Crollano pure attività culturali e lettura dei quotidiani.

Lo speciale contiene due articoli.

Si chiama Prep (profilassi pre esposizione) e, da quando è stata approvata (nel 2012 da Fda negli Usa, quattro anni più tardi in Europa, dall’Ema), ha innescato una piccola rivoluzione, soprattutto nella comunità omosessuale. Il farmaco a base di tenofovir disoproxil ed emtricitabina, finora prodotto solo dalla Gilead con il nome commerciale di Truvada, serve a impedire il contagio da Hiv. Le compresse vanno assunte prima e dopo un rapporto sessuale senza preservativo (oppure quando si utilizzano in comune delle siringhe). L’efficacia del preparato si avvicina al 100% e, in alcuni Paesi del Vecchio continente, come Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Belgio, Danimarca, Finlandia e Regno Unito, esso era già rimborsato dai sistemi sanitari nazionali. Adesso, alla lista si è aggiunta anche l’Italia.

Ieri, il Comitato prezzi e rimborsi dell’Aifa ha dato il via libera all’inserimento del medicinale nella fascia A. Fino ad oggi, chi voleva acquistarne una confezione doveva sborsare di tasca propria tra i 50 e i 60 euro. Una cifra comunque non proibitiva, tanto che specialmente nel mondo arcobaleno se ne era diffusa la fama. E in testa ai gruppi considerati eleggibili per l’uso del rimedio si trovano proprio gli uomini che fanno sesso con altri uomini.

Anlaids, l’associazione che dal 1985 lotta contro la sindrome da immunodeficienza acquisita, chiama questa svolta «un importante passo avanti nella prevenzione dell’infezione da Hiv». Va però messo in conto che, in assenza di adeguate campagne informative e di percorsi di monitoraggio costante del proprio stato di salute, l’accesso universale alla Prep può anche rivelarsi un’arma a doppio taglio.

Chi ha una vita sessuale attiva – omosessuale o etero – potrebbe maturare un falso senso di sicurezza ed esporsi, così, ad altre malattie veneree. In fondo, il grosso spauracchio del sesso non protetto è l’Aids, tuttora non curabile, benché le terapie disponibili, tutte passate dal Servizio sanitario nazionale, consentano ai sieropositivi di condurre una vita normale e, se regolarmente assunte, addirittura di negativizzarsi, cioè di non essere più infettivi. Il punto è che, una volta ottenuta la garanzia che con una pillolina si potrà fare sesso non protetto senza preoccuparsi della «peste del Duemila», si potrebbe finire per non dar peso all’altra miriade di agenti patogeni trasmissibili sotto le lenzuola.

L’attenzione verso le malattie sessualmente trasmissibili, d’altronde, sembra già calata negli ultimi anni. Sul sito dell’Istituto superiore di sanità, ad esempio, si legge che i casi di sifilide in Italia, stabili fino al 2000, hanno iniziato ad aumentare in maniera rilevante da quel momento in avanti: nel 2005 erano cinque volte più numerosi; nel 2016 hanno avuto un nuovo picco. Solo nel 2020, complici forse le restrizioni dovute alla pandemia e, quindi, la ridotta attività erotica della gente, è stato registrato un calo del 5% rispetto al 2019. Anche le infezioni da gonorrea risultavano in crescita di due volte dal 2015 in avanti. Una tendenza che ha riguardato in misura maggiore gli uomini omosessuali. Il disturbo causato dal batterio Neisseria gonorrhoeae è il secondo più trasmesso per via sessuale in Europa, dopo la clamidia.

Insomma, rispetto agli anni Ottanta-Novanta, quando il celeberrimo e infame spot con gli aloni che circondavano i sieropositivi terrorizzò la popolazione, alimentando anche un’ingiusta e scientificamente infondata discriminazione dei malati, la soglia di attenzione per le malattie che si possono contrarre facendo l’amore è calata. Lo stesso professor Giovanni Di Perri, delle Malattie infettive di Torino, sentito dalla Stampa, ha ribadito che la disponibilità e la gratuità della Prep non devono distoglierci dalla «prevenzione di altre infezioni a trasmissione sessuale, come gonorrea e sifilide, per citarne alcune». La rimborsabilità da parte del Ssn di Truvada, insomma, non significa che i preservativi non servano più. Ma questo, in particolar modo ai ragazzi, Lgbt e non, andrà spiegato bene.

Anche perché è vero che tante altre patologie veneree sono facilmente trattabili con blande terapie antibiotiche. Ma è pur vero che si stanno diffondendo in maniera preoccupante ceppi batterici sui quali i farmaci risultano scarsamente efficaci. Negli Stati Uniti, per dire, fenomeni definiti di «super resistenza» si sono verificati soprattutto tra uomini omosessuali, che avevano contratto l’infezione da gonococco praticando sesso orale. Se l’effetto avverso della Prep gratis fosse la banalizzazione del rapporto senza profilattico, rischieremmo di trovarci dinanzi a nuove impennate di contagi da altre malattie più sottovalutate dell’Aids, nell’era in cui tutte le autorità sanitarie continentali e globali lanciano allarmi sull’antibioticoresistenza. L’Aifa, confidiamo, avrà soppesato pro e contro della decisione. Al ministero della Salute toccherà attivarsi: stavolta, una bella campagna di comunicazione di massa è necessaria sul serio.

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