Presidente della Vivenda Spa
C’è una lezione che possiamo imparare dagli ultimi dati rilasciati dal ministero dell’Istruzione e dall’Istat: il ruolo centrale delle mense scolastiche in Italia. Un Paese che, a dispetto di quanto si possa pensare, è all’avanguardia non soltanto per la qualità e la varietà dei piatti sfornati ogni giorno, ma anche per la severità dei controlli e la rigidità del quadro normativo. È bene quindi ricordare come la ristorazione collettiva garantisca a tutti un pasto sostenibile, di qualità, inclusivo.
In particolare per le famiglie la mensa scolastica educa a una sana e corretta alimentazione, intesa come percorso consapevole per avvicinare i bimbi alle diverse tipologie di ingredienti e di piatti; è un utile presidio per ridurre gli sprechi; promuove la socialità e convivialità fra i bimbi, facilitando l’integrazione fra culture e mondi diversi in un Italia sempre più multietnica; il consumo del pasto a scuola può essere l’unico completo della giornata, soprattutto per le categorie più disagiate e svantaggiate; facilita per le famiglie la conciliazione delle dinamiche scuola-lavoro grazie all’estensione del tempo prolungato. Non deve quindi sorprendere come, a leggere sempre i dati di Mim e Istat, il tasso di occupazione femminile in Italia risulti strettamente legato alla presenza di mense scolastiche e servizi educativi sul territorio: più mense presenti in città, più mamme al lavoro.
Oggi la ristorazione scolastica è a un bivio: la spinta inflazionistica del biennio 2022/2024 è stata ridimensionata, ma gli aumenti per le derrate alimentari hanno fatto registrare un incremento dei costi di oltre il 30%. Aumenti che abbiamo dovuto «assorbire» e continuiamo a sopportare con prezzi «di vendita» invariati da anni. È necessario che l’adeguamento dei prezzi agli indici inflattivi sia automatico e obbligatorio.
Da qui le nostre proposte: da una parte è necessaria una riforma normativa che consenta l’adeguamento dei prezzi, obbligatorio e non su base discrezionale, in funzione delle dinamiche inflattive preservando l’equilibrio contrattuale per la sua intera durata, dall’altra la piena applicazione del codice. La normativa stabilisce che la revisione dei prezzi debba essere finanziata con i ribassi d’asta e attraverso il 50% delle somme stanziate nel quadro economico di gara da destinare a imprevisti. Questo valore è pari a una percentuale fra il 5% e il 10% dell’intero valore dell’affidamento.
La ristorazione collettiva, soprattutto quella scolastica, è un servizio essenziale, di qualità, con dei costi al di sotto dei quali non può più essere garantito. Perché, al primo posto, sono in gioco la salute e la crescita dei bambini, dei nostri cari negli ospedali, dei militari nelle caserme e di tutta la comunità al lavoro nel Paese.


