Roberto Vannacci viene accusato di aver usato la Lega come taxi per la sua carriera politica e di strizzare ora l'occhio al centrosinistra.
Roberto Vannacci (Ansa)
Il militare sulle tensioni nel partito per la sua candidatura: «Centinaio? Non sempre chi si fa il mazzo sul territorio ha capacità adatte per Bruxelles. Fedriga? Pensi ciò che vuole». Sulle classi differenziate per i disabili: «Il mio pensiero è stato snaturato».
«L’offerta politica della Lega agli elettori è seria e completa, all’insegna delle libertà e del desiderio di cambiare questa Europa», facevano sapere ieri da via Bellerio. «Salvini ha chiuso liste competitive, di alto valore dove, ovviamente, non mancano leghisti doc, europarlamentari uscenti ed esponenti della società civile, con un’ampia rosa di candidati».
Ma da quando il leader della Lega ha annunciato che Roberto Vannacci sarà candidato per le Europee in ogni circoscrizione, e da capolista in quella Italia centro, le polemiche impazzano. Il generale non si nega alle interviste, risponde tranquillo alle provocazioni, con pazienza fornisce gli ennesimi chiarimenti sul suo antifascismo e prosegue il giro per l’Italia presentando il suo ultimo libro Il coraggio vince. Ha deciso di scendere in campo e sa che dovrà battagliare ancor più nella corsa europea, perché a partire da Il mondo al contrario ogni sua affermazione viene volentieri fraintesa. Su un tema non ha voluto approfondire, a parte una precisazione del suo pensiero, ovvero le polemiche per le sue frasi sulle classi differenziate per i disabili.
Generale, si parla più di malumori che di consensi sulla sua candidatura nella Lega. La cosa la preoccupa?
«Niente affatto. Sono discussioni normali all’interno di un partito».
Il vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio, ha detto di essere contrario perché lei non si sarebbe «fatto il mazzo sul territorio».
«Ho esperienze in campo internazionale e conosco svariate lingue, la corsa è per le Europee. Conto di attrarre consenso attorno alla mia figura. Chi si fa il “mazzo sul territorio” bisogna poi vedere se è in grado di esprimere le capacità richieste in ambito Ue».
Il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, sostiene di essere «molto contento» dei suoi tre candidati e che sono possibili solo tre preferenze. Di fatto, la esclude.
«Fedriga può pensare quello che vuole, i leghisti possono dire quello che vogliono, le loro discussioni sono legittime ma non mi riguardano: io sono un candidato indipendente. Saranno gli elettori a scegliere».
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, definisce la sua scelta vantaggiosa per tutti.
«Buon per lui se la ritiene vantaggiosa. Sembra che il ministro sia ossessionato da Vannacci, visto che continua a parlarne senza che io parli di Crosetto».
Come mai ha scelto la Lega? Forse molti cittadini la vedevano più con Fratelli d’Italia.
«I principi e gli ideali a cui mi ispiro sono abbastanza comuni nella destra. Con la Lega c’è stata fin da subito affinità, empatia con il ministro Salvini, mentre in Fratelli d’Italia c’è stata una chiara, esplicita opposizione da parte di un esponente in vista».
Il ministro Crosetto, che per la pubblicazione del suo primo libro la sospese per aver «compromesso il prestigio e la reputazione» dell’esercito italiano.
«Infatti».
«Prima di scendere in campo con la Lega mi aveva chiesto di essere candidato in tutta Italia» nella lista Libertà, «gli ho detto di no», ha detto ieri di lei Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord.
«Racconta fandonie. Non solo mi ha fatto contattare dai suoi sgherri per cercare di includermi nelle sue liste, ma ha insistito sino alla fine. Aveva già fatto preparare il simbolo del suo partito con il mio nome. Io, come ho fatto con altri esponenti politici, ho ringraziato e ho risposto che avevo bisogno di tempo per sciogliere le mie riserve. Forse il fatto che alla fine abbia deciso di candidarmi come indipendente nella Lega lo ha fatto infuriare e gli ha tolto forse l’unica possibilità di raggiungere il 4%. Ora si inventa l’impossibile per cercare di denigrarmi, addirittura la sua autorizzazione a usare il suo nome per alzare la posta con il ministro Salvini!»
Il Pd ieri si è scatenato su X, attaccandola dicendo: «Non faremo il suo nome. Non gli faremo il favore di rilanciare i suoi deliri, le sue frasi schifose, la vergogna che rappresenta per tutte le donne e gli uomini in divisa. Proteggiamoci dalle sue parole d’odio. Compiamo un gesto di difesa del dibattito pubblico. Ignoriamolo».
«Ringrazio il Pd per il contributo al mio consenso e alla mia popolarità. Vincere così è facile!».
Generale, che Europa vuole e sosterrà?
«Più sicura, più identitaria ovvero che si rifaccia alle sue origini romane, greche, cristiane. Più benestante e ricca, più meritocratica, non l’Europa di stampo progressista, riproposta dalla sinistra, delle banche, delle direttive che restringono la libertà dei cittadini e che li obbligano a spendere una marea di denari per compiacere posizioni ideologiche. E bisogna cercare in tutti modi possibili di far tornare la pace ai confini dell’Unione europea».
Lei che è stato addetto militare in Russia, quali possibilità vede di ricucire i rapporti con Mosca?
«Ci sarà da lavorare molto perché sono stati praticamente interrotti. Sarà un grosso lavoro per ritrovare una pacifica convivenza, dobbiamo capire che la geografia non è un’opinione e che non possiamo ignorare la Russia».
Gli avversari che teme maggiormente in questa corsa europea quali sono?
«Nessuno. Il problema che avverto è quello di molta stampa, pronta in malafede a travisare e manipolare tutto quello che dico. Basti vedere come è stato snaturato il mio pensiero sui disabili, facendo credere che io sia per la loro segregazione nelle scuole pubbliche mentre ho detto che bisogna investire di più nel loro sostegno. Devono avere attività specifiche, dedicate, che a volte non coincidono con quelle di chi disabile non è. Hanno scritto che voglio classi separate, una follia. Sembra che i giornaloni non abbiano imparato che proprio la stampa denigratoria è quella che ha fatto il mio successo».
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Mario Giordano (Ansa)
La replica del giornalista: «L’ho difesa e continuerò a farlo. Lei è ormai un simbolo, ha ben altri strumenti per tutelarsi».
Caro generale Vannacci,
lei sa quanta stima ho per le sue idee, per la sua persona e per il suo libro. Continuerò a difenderla in ogni luogo e in ogni modo, come ho fatto finora, contro tutti quelli che fin dal primo momento l’hanno attaccata. E la ringrazio per questa sua lettera che, ancora una volta, dimostra il suo essere persona d’altri tempi. A proposito d’altri tempi: le confesso che mi sarebbe piaciuto assai, novant’anni fa, assistere al duello all’arma bianca, all’alba, in un parco, tra lei e Bersani. Mi sarei proposto volentieri come suo paggetto. In tribunale invece no, il paggetto non glielo faccio. Ed è per questo che le ho scritto quella cartolina che l’ha sorpresa e amareggiata. Lo so, non se l’aspettava. E non se l’aspettavano nemmeno diversi lettori che mi hanno scritto: «Ma come? Te la prendi con Vannacci?». Abbiate pazienza: credo che fra «i concetti e i principi che stiamo perdendo» (parole sue) ci siano, caro generale, anche quelli della sincerità e dell’autonomia di pensiero.
Lei ha avuto successo con il suo libro proprio perché ha pensato con la sua testa e l’ha scritto sinceramente. E lo stesso ho fatto io, nel mio piccolo, rivolgendole una critica, proprio perché la stimo e la apprezzo. E penso che il modo migliore per aiutare le persone che si stimano e si apprezzano, anche quando diventano molto importanti, e circondate da molti plaudenti, è dire loro con sincerità quello che si pensa. Le assicuro che, per quel che mi riguarda, non vale solo per lei.
È stato lei stesso, se non sbaglio a raccontarmi, durante una pausa nel mio studio televisivo, di un generale che al primo incontro con un nuovo staff diceva di proposito una cosa palesemente sbagliata per vedere chi fosse il primo che glielo faceva notare. Quello diventava subito il collaboratore più fidato. Ecco: le persone che ci sono più amiche, quelle che ci aiutano di più, non sono quelle che applaudono tutto ciò che facciamo. Ma quelle che se vedono qualcosa che non le convince lo dicono senza timore. Serve più una piccola critica che un coro di elogi.
Quello che non mi ha convinto delle sue ultime gesta l’ho scritto ieri, e ho poco da aggiungere. Per me lei è un simbolo della libertà di espressione. E i simboli della libertà di espressione hanno gli strumenti per difendersi dagli attacchi verbali senza dover ricorrere ai tribunali, trincerandosi dietro i principi del foro. Ho criticato quando l’hanno fatto i D’Alema e i Renzi, non vedo perché dovrei cambiare idea ora.
Che poi le due querele fossero solo l’inizio di una lunga serie, non l’ho detto io ma il suo avvocatone: eventualmente, se la prenda con lui. Ma anche l’idea dei «due colpi mirati» non mi fa impazzire. Colpirne uno per educarne cento lo dicevano persone che non mi piacevano affatto. E che tanto meno, ne sono sicuro, piacevano a lei.
Per altro: a querelare Bersani, come lei sa, gli si fa più un favore che altro. E per il mister X sconosciuto, beh, è un po’ da maramaldi: se io avessi dovuto querelare tutti quelli che mi hanno scritto sui social «pezzo di m.» per averla invitata in trasmissione avrei intasato i tribunali…
Certo che sono per il rispetto delle regole. Sono per il rispetto delle regole da parte dei ladri di case (tanto che lei mi ha onorato della citazione nel suo libro), per le borseggiatrici, per i delinquenti, per i graffitari. E, come lei, penso che il turpiloquio e l’offesa non aggiungano un contributo al dibattito. Non sono d’accordo però sul fatto che «l’unico modo per ottenere giustizia, oggi, sono le vie legali». Non ci credo perché altrimenti non avrei creduto nel suo libro. È stato lei stesso a dimostrare che i passi decisivi verso un mondo un po’ meno al contrario, purtroppo oggi non si fanno passando dai tribunali, dove invece spesso trionfano ingiustizia e meschinità.
Quei passi si fanno difendendo valori e ideali, difendendo radici e tradizioni, onorando bandiera e patria, usando parole forti e dirette.
Tutte cose che, come lei ha dimostrato, non si ottengono con le battaglie in tribunale, ma solo con una coraggiosa battaglia delle idee. Dove, mi creda, sarò sempre al suo fianco.
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Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
Il militare-scrittore: «Ho querelato Bersani perché ha esagerato Lo avrei volentieri sfidato a duello, ma purtroppo non si può...».
Egregio direttore Belpietro,
mi sono ancora una volta guadagnato la prima pagina del suo giornale grazie allo stimato direttore Mario Giordano. Sinceramente, non me lo aspettavo. Il caro direttore Giordano è deluso dalle querele nei confronti di chi mi ha offeso, lui che da sempre si batte per la legalità, per la democrazia, per il libero pensiero. Avrei dovuto lasciar perdere, secondo lui, in nome proprio della libertà di espressione. Mi dispiace averlo deluso, ma questa volta credo proprio che abbia preso un granchio, forse uno di quei granchi blu che da qualche tempo abbondano nei nostri mari. Io sostengo strenuamente la libertà di espressione, la possibilità di dire ciò che si pensa, ciò che si vuole, ciò che si sente anche se sbagliato, scorretto, scientificamente assurdo, illusorio e anche strampalato ma il tutto si deve inquadrare nel rispetto del prossimo. Come diceva mio nonno, «la tua libertà finisce dove inizia quella di un altro» e credo proprio che la libertà dell’onorevole Bersani sia finita quando si è sovrapposta con la mia libertà di non essere offeso e schernito.
Sdoganare il turpiloquio e l’offesa gratuita non è una istanza che promuove la libertà di pensiero bensì si inquadra nell’ideologia spesso amaramente diffusa che confonde la democrazia con l’anarchia. Peraltro, l’offesa, non aggiunge alcunché al dibattito, anzi, lo relega al rango di gazzarra dei peggiori bassifondi. Le regole esistono, vanno rispettate, vale per le borseggiatrici del metrò, per i delinquenti, per i maleducati graffitari, per chi imbratta i monumenti e blocca i nostri assi stradali in nome di un ambientalismo farlocco e anche per i diffamatori seriali che, in virtù della loro presunta superiorità culturale, pensano che a loro sia tutto concesso. Mettere sullo stesso piano la libertà di espressione con la presunta libertà di offesa corrisponde a equiparare la libertà ed il diritto a possedere una casa alla presunta libertà e diritto di occuparla abusivamente quella stessa casa. E poi al direttore Giordano voglio precisare che anche nella quantificazione ha preso un abbaglio, non una raffica di querele, come se avessi sventagliato con un’arma automatica, ma solo due colpi, due precisi colpi mirati, da cecchino che usa un’arma a manovra ordinaria senza provocare danni collaterali.
Se avessi dovuto querelare tutti quelli che sproloquiando mi hanno dato del razzista, dell’istigatore dell’odio, dello xenofobo e del troglodita avrei intasato i tribunali di mezza Italia. Due colpi esemplari, invece, uno ad una persona che proprio per la posizione che occupa non si dovrebbe permettere di uscire fuori dal perimetro consentito dalla legalità e l’altro ad un utente di X che, oltre a tanti simpatici epiteti, mi ha assegnato quello di «pezzo di merd@». Ora, vede direttore, per il lavoro che faccio sono entrato in contatto molto di frequente con escrementi di varia natura ma alla prima occasione utile mi sono sempre lavato. Anche perché tra noi incursori vige il proverbio «quando puoi mangia, non sai se mangerai domani, quando puoi lavati non sai se ti laverai domani». E voglio anche rassicurarlo, il direttore Giordano, neanche a me piacciono i tribunali, sono luoghi a me estranei, posti che non frequento, non ne conosco l’odore, la temperatura, l’umidità e neanche i rumori. Per indole e per professione, tuttavia, sono abituato ad adattarmi all’ambiente, alle condizioni, alle circostanze che trovo. La considero una capacità critica, esistenziale. Posso usare la matita che ho nel taschino per difendermi dal ceffo chi mi aggredisce, sono capace a realizzare degli esplosivi a partire da semplici componenti che trovo in commercio, so reperire l’acqua anche nei posti più aridi. Sono addestrato così: ad adattarmi, a plasmarmi, a sfruttare qualsiasi opportunità che mi possa portare un vantaggio e, purtroppo o per fortuna, l’unico modo per ottenere giustizia, oggi, nella società in cui viviamo, sono le vie legali. Con l’onorevole Bersani avrei preferito un altro modo per riparare il torto: fossimo vissuti solo 90 anni fa lo avrei sfidato a duello, all’arma bianca. All’alba, in uno dei nostri bei parchi cittadini, alla presenza di due testimoni e, se avessi vinto - come penso - non avrei infierito sul suo corpo. Peraltro, credo - ma questo nessuno lo saprà mai - che l’onorevole Bersani non avrebbe accettato la sfida perché i leoni da tastiera, o da microfono e telecamera, quando vengono messi alle strette scompaiono, si dileguano, svaniscono, sublimano. Solo una questione d’onore, lo so, insieme alle tradizioni, alla cultura, alle radici, alla civiltà, all’identità, all’italianità, sono concetti e principi che si stanno perdendo.
Con stima
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Da giorni non si parla d'altro che del libro del generale. Ma al di là delle polemiche quali sono davvero le sue idee sui temi di attualità? Vannacci le racconta al direttore della Verità.







