Donald gode: «Avanti a tutta forza»
Il tycoon: «Tutti sapevano che non era idoneo. Ha abbandonato in completa disgrazia». Via alle faide dem: Kamala Harris designata, ma i colleghi non la amano. E manco gli elettori.
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Il tycoon: «Tutti sapevano che non era idoneo. Ha abbandonato in completa disgrazia». Via alle faide dem: Kamala Harris designata, ma i colleghi non la amano. E manco gli elettori.
Il presidente cede alle pressioni (tardive) del suo stesso partito e annuncia il passo indietro sulle elezioni: «Mi ritiro dalla corsa». Poi fa subito l’endorsement alla vice Kamala Harris, ma fra i democratici spaccati è già scattata una lotta intestina.
A poco più di tre mesi dalle elezioni, il presidente in carica annuncia il ritiro della sua candidatura e dà l'appoggio a Kamala Harris: «Nonostante fosse mia intenzione cercare la rielezione, credo che sia nell'interesse del partito e del Paese…
I nazional-conservatori propongono un mix di vecchi principi e prospettive originali. Nasce un inedito asse con la Silicon Valley, finora considerata feudo woke. Vance: «All’estero non colpire spesso, ma forte».
Il tycoon vuole barriere doganali (anche contro l’Ue), addio al green, ritorno della produzione in patria e tagli alle tasse. Lo Stato del Sud sarà sempre più centrale. La ricetta convince pure ispanici e afroamericani.
Intervista ad Alfonso Aguilar, portavoce della campagna elettorale: «Il Gop è diventato il partito dei lavoratori Usa Amico di Bush? I media europei disinformano. Donald crede nella realpolitik, la pace attraverso la forza».
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