Una foto dei nonni con le due ragazze durante un compleanno. Una con lei abbracciata alla figlia più grande e un porto con le barche attraccate sullo sfondo.
Sorrisi appena accennati ma che sembrano raccontare una quotidianità apparentemente serena. Poi c’è la realtà che gli investigatori della Squadra mobile di Torino hanno trovato ieri mattina in un appartamento di un condominio da quattro piani in via Domodossola, quartiere Parella, zona residenziale nell’immediata periferia ovest della città. Lì una ragazza di 19 anni, tornando a casa, ha trovato la madre e la sorella morte in camera da letto. Una scena che ha mandato in frantumi una famiglia già fragile e aperto una lunga serie di interrogativi ai quali ora dovranno rispondere gli investigatori. Il corpo di Maria Mihaela Belecciu, quarantenne originaria di Piatra Neamt, cittadina della Romania a 300 chilometri da Bucarest, era appeso a una corda. La figlia Isabella, appena 13 anni, a terra. Quando il personale del 118 di Azienda Zero è arrivato sul posto, per la tredicenne c’era ancora una speranza.
Isabella era incosciente, ma viva. I soccorritori hanno tentato a lungo di rianimarla. Hanno messo in atto tutte le manovre possibili. Ma non c’è stato nulla da fare. E, poco dopo, hanno dovuto constatarne il decesso. Ci sono due percorsi, adesso, che gli investigatori stanno cercando di attraversare per ricostruire l’accaduto. Il primo è racchiuso nella camera da letto trasformata nella scena di un crimine. Qui, tramite le posizioni dei corpi, le tracce, gli accertamenti del medico-legale e il lavoro della polizia Scientifica, si cerca di stabilire la sequenza degli ultimi minuti di vita di entrambe. Dopo le ispezioni e il sopralluogo, una prima ricostruzione ha preso forma.
La donna avrebbe strangolato la figlia, probabilmente nel corso di un litigio, e, quando l’ha vista a terra esanime, si sarebbe tolta la vita con una corda (o, pare, con un laccio). È una dinamica che dovrà però essere verificata in ogni sua parte. Ma è da quella stanza che partono tutte le domande dell’inchiesta. Il secondo percorso investigativo non è all’interno dell'appartamento. È nel perimetro del nucleo familiare. Nelle relazioni, nelle ferite, nei rapporti che si erano modificati e forse anche molto deteriorati. Omicidio-suicidio è stata la prima ipotesi, accompagnata dal racconto ancora frammentario di una tragedia che, secondo le ricostruzioni, affonderebbe le proprie radici in una separazione matrimoniale vissuta con grande sofferenza, seppure risalente nel tempo. Dalle prime attività investigative è emerso subito il peso della vicenda familiare che avrebbe continuato a segnare la vita della donna. Il matrimonio con il marito, romeno anche lui, era finito ma lei non avrebbe mai accettato davvero la separazione (anche sui profili social manteneva, accanto al suo, il nome del marito). Gli investigatori stanno cercando di capire quanto quel passaggio abbia inciso negli equilibri della famiglia e sospettano che potrebbe essere centrale nella tragedia. Il movente però non viene cercato soltanto in quanto è accaduto nelle ultime ore. Ma nella storia personale che, secondo quanto sembra emergere dai primi accertamenti, continuava a essere attraversata dalle conseguenze della relazione conclusa. Si dovrà risalire, inoltre, agli ultimi contatti telefonici di Maria Mihaela, per comprendere il clima che si respirava all’interno dell’abitazione, ma anche per verificare la possibilità di ulteriori ipotesi. Per questo uno dei tasselli più importanti potrebbe essere rappresentato dalla testimonianza della figlia maggiore. La ragazza, però, dopo la scoperta, è stata accompagnata in stato confusionale all’ospedale Maria Vittoria, dove è ricoverata. Il suo racconto viene considerato decisivo per ricostruire il contesto familiare e le condizioni psicologiche della madre nelle ultime settimane. Gli investigatori, coordinati dal pubblico ministero di turno, Roberto Furlan (che ha subito aperto un fascicolo, anche per poter disporre gli accertamenti tecnico-scientifici), stanno cercando di capire se vi fossero segnali di particolare sofferenza, episodi rimasti confinati dentro le mura domestiche o situazioni rilevanti per le indagini e note a chi conosceva Maria Mihaela. Resta il report fotografico della polizia scientifica. Con gli scatti che fissano per sempre una famiglia distrutta e che ora fanno parte del fascicolo dell’inchiesta.



