La corsa dei titoli legati all’Intelligenza artificiale è l’inizio di una nuova era industriale o una bolla destinata a sgonfiarsi? A fine maggio 2026 il dilemma domina i mercati. I semiconduttori hanno generato quasi la metà dei guadagni dell’S&P 500 dalla fine di marzo, arrivando al 18% del paniere: un dato che impone prudenza.
«Guardare alla salita dell’IA solo con la lente del catastrofismo significa dimenticare la storia recente», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf e consulente finanziario indipendente, «poiché anche vent’anni fa gli ingenti investimenti delle Big Tech nel “cloud” venivano criticati come sprechi miliardari difficilmente recuperabili. Poi, quel cloud è diventato la spina dorsale della redditività globale e dell’intera architettura digitale. Oggi le aziende più ricche del pianeta stanno stanziando centinaia di miliardi di dollari: forse non tutte hanno fatto perfettamente i conti sui ritorni immediati, ma sanno che perdere questa corsa agli armamenti tecnologici significa l’estinzione».
Secondo uno studio di AMD, l’IA ha raggiunto un miliardo di utenti in tre anni, contro i dieci richiesti da Internet. Ma la partita cruciale non è l’uso dei chatbot: è l’integrazione nei processi aziendali. La spesa per l’IA vale ancora appena il 4% del budget software globale. «Il mercato si muove a ondate successive», osserva Gaziano, «poiché i modelli di IA si auto-programmano ed evolvono ogni quattro mesi, richiedendo un continuo aggiornamento dell’hardware. Ma se la tesi dei “Pro” poggia su un aumento radicale della produttività e su economie di scala imponenti, i “Contro” ricordano che l’open source e la concorrenza asiatica rischiano di erodere rapidamente il potere di determinazione dei prezzi».
Il collo di bottiglia, intanto, si sposta dalle Gpu e dalle memorie Hbm (le ram superveloci a banda larga) alle infrastrutture: reti elettriche, trasformatori, data center e competenze tecniche. GE Vernova parla di «corsa agli sportelli» per le turbine elettriche. È qui che emerge il rischio: i flussi di cassa liberi degli hyperscaler sarebbero scesi da 224 miliardi di dollari nel 2023 a 65 miliardi nel 2026, mentre il Capex (le spese in conto capitale per acquistare, migliorare o mantenere immobilizzazioni materiali e immateriali (brevetti, software) con utilità pluriennale) sarebbe salito da 200 a 700 miliardi.
«Questa contrazione drammatica della cassa disponibile potrebbe essere un campanello d’allarme per l’investitore», avverte l’esperto, «perché mantenere i ritmi di un Capex passato da 200 a 700 miliardi di dollari non è matematicamente sostenibile all’infinito. E se qualcosa si ingrippasse, i titoli con le valutazioni più tirate subirebbero correzioni anche violente. Come SoldiExpert Scf», conclude Gaziano, «manteniamo un approccio rigidamente laico. Valutiamo l’andamento delle società incrociando i fondamentali di bilancio con la forza relativa del prezzo in Borsa, senza innamorarci delle narrazioni mediatiche».


