«Lo stato dei rapporti commerciali tra Stati Uniti e Italia prescinde dai battibecchi virtuali tra il presidente Donald Trump e la premier Giorgia Meloni, ed è un rapporto che è virtuoso nei numeri. C’è un interscambio commerciale che supera i 110 miliardi di dollari. Significa che esportiamo più di quanto importiamo ed è uno dei motivi che hanno spinto Trump a mettere i dazi.
Paesi come la Germania, la Francia e l’Italia hanno un surplus e quindi voleva riequilibrare questa bilancia commerciale. L’Italia esporta 75 miliardi di dollari di merci negli Usa e importiamo 40 miliardi. Il Made in Italy non è solo il classico fashion ma è prevalentemente farmaceutico, meccanico. Quindi il rapporto è saldo. Ogni giorno ci sono aerei pieni non solo di turisti ma soprattutto di uomini d’affari che portano opportunità o vanno a intensificarle». A parlare è il consigliere delegato della Camera di Commercio americana in Italia, Simone Crolla.
Non si dice che la politica e il business sono due binari paralleli?
«Il business è un binario ad alta velocità che prescinde dalle turbolenze del momento che chiaramente non devono diventare gravi ma non mi pare che stiamo a questo punto».
Il botta e risposta tra i due presidenti rischia di incrinare questi rapporti così solidi?
«Assolutamente no. Trump ha sempre apprezzato Giorgia Meloni e potrei dire che anzi questo scambio di battute ha fatto uscir fuori il temperamento determinato della premier. Da questo faccia a faccia, il rapporto potrebbe riuscirne addirittura rafforzato. Inoltre la discussione sulla politica commerciale di Trump rientra tra le competenze della Ue che sta negoziando con Washington sui dazi. Sul tavolo c’è l’accordo siglato in Scozia a luglio 2025 che prevedeva da parte degli Usa l’imposizione di un’aliquota generica al 15% poi soppresso da una sentenza della Corte Suprema americana e alfine riproposto. Si tratta però di qualcosa di temporaneo. L’unica cosa che può danneggiare il flusso virtuoso degli scambi è l’incertezza causata da questi stop and go. Non sono le litigate tra Trump e Meloni, ma le incertezze dovute all’applicazione o meno della sentenza e dei futuri dazi che l’amministrazione americana sta studiando per tornare al 15% pre sentenza della Corte Suprema».
Quanto durerà ancora questa sospensione?
«Fino a fine luglio e in quel momento ci si aspetta una decisione. Questo crea incertezza. Ma i dati mostrano che nonostante questo il Made in Italy va forte. C’è l’effetto per cui gli importatori americani hanno fatto incetta dei prodotti e dei materiali italiani proprio per evitare un nuovo round di sanzioni. Questo fenomeno gonfia il numero delle esportazioni italiane che comunque sono confermate dal volume delle vendite. L’export che nel 2025 avrebbero dovuto essere catastrofico per via dei dazi, ha segnato +7% rispetto all’anno precedente».
La decisione sui dazi a fine luglio potrebbe essere condizionata dalle frizioni tra i due presidenti?
«Intanto il 15% siccome è stato dichiarato incostituzionale dalla Corte Suprema, non può essere riproposto. Ci possono essere altri strumenti che possono portare il dazio a quel livello ma sono comunque temporanei. Quindi sarà da capire se la decisione arriverà a fine luglio o più avanti anche perché sono in corso indagini per analizzare lo squilibrio commerciale. La situazione è molto fluida. Quanto alla possibilità che l’amministrazione americana possa fare ritorsioni per questa frizione tra Trump e Meloni, non lo credo possibile perché qui si tratta di un battibecco italo americano mentre le decisioni sui dazi si applicherebbero a tutta l’Ue. In più l’Italia rimane un Paese strategico per gli Stati Uniti».
Quanto strategico?
«Gli americani investono nel nostro Paese in modo nettamente superiore a quanto fanno in altri Paesi europei. Se il valore dello stock di investimenti in Spagna e in Francia è superiore si deve alla loro capacità di applicare condizioni di attrazione migliori. L’Italia però ha il valore aggiunto della stabilità politica del governo Meloni».
Alcuni esempi?
«Salesforce ha annunciato che investirà un ulteriore miliardo di dollari nel nostro Paese per potenziare le sue capacità di intelligenza artificiale in Italia, inclusa l’apertura di una nuova sede a Milano. Aws, la parte cloud di Amazon, lo stesso. IonQ ha programmato un piano di investimenti da 1 miliardo di dollari per il quantum computing, candidando l’Italia come uno dei principali poli di attrazione. Kkr, la società pioniera del private equity, apre un ufficio a Milano. Questo per dire che la tensione tra i due presidenti rimane politica, di non perfetto allineamento su specifici dossier ma non impatta a livello economico. Non credo affatto al rischio di una ritorsione. Questi progetti sono a medio lungo termine, e sono facilitati dalla presenza di un governo stabile come è quello Meloni. Se il battibecco fosse avvenuto con la Cina di Xi allora ci poteva anche essere una reazione da parte dello Stato cinese che ha un controllo maggiore sulle aziende ma non è il caso degli Usa dove sono tutte aziende quotate. L’Italia ha una alleanza indissolubile con gli Stati Uniti. Non ci dimentichiamo che c’è una comunità di oltre 20 milioni di italo americani a cui Trump non può non guardare come elettori nel voto di metà mandato. Quindi non è immaginabile una eccessiva severità nei confronti dell’alleato italiano».



