Nella notte tra sabato e domenica, una pioggia di droni russi ha illuminato i cieli ucraini trasformandoli in un inferno di fuoco. Seicento droni e 90 missili (tra cui almeno uno ipersonico, l’Oreshnik) che hanno provocato quattro morti e più di 80 feriti. I violenti bombardamenti hanno colpito anche un complesso residenziale dove abita l’ambasciatore dell’Albania in Ucraina, Ernal Filo. Il ministero della Difesa russo ha spiegato di non aver «pianificato né effettuato attacchi contro infrastrutture civili in Ucraina»: gli obiettivi sarebbero stati «infrastrutture militari e altri posti di comando delle forze armate ucraine».
Una rappresaglia chiesta dal presidente russo Vladimir Putin per l’attacco di un drone contro uno studentato nella regione di Lugansk, occupata dai russi nell’Ucraina orientale. Un massacro il cui bilancio aggiornato conta 21 morti, di cui quattro bimbi, e più di 40 feriti. «Le operazioni di ricerca a Starobilsk, nel luogo del crollo del dormitorio dell’Università Pedagogica di Lugansk, sono state completate. Tutti i corpi sono stati recuperati dalle macerie», hanno dichiarato le autorità confermando quindi il bilancio delle vittime.
Dure le condanne dell’Europa. «Il terrore contro i civili non è segno di forza. È segno di disperazione», è il commento del presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Così anche il presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «Esprimo ferma condanna per il pesante attacco russo che ha colpito nuovamente le infrastrutture civili in Ucraina, con il progressivo innalzamento del livello degli armamenti utilizzati. La nostra solidarietà va alla popolazione ucraina, che da oltre quattro anni subisce le drammatiche conseguenze di questa guerra di aggressione. Continueremo a lavorare con determinazione insieme ai partner europei e internazionali per favorire il percorso verso una pace giusta e duratura». Parole apprezzate dal presidente ucraino Volodymyr Zelesnky, che ha ringraziato Meloni sui social. Intanto, secondo quanto riporta Rbc-Ucraina, l’Ucraina avrebbe richiesto una convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e una riunione delle strutture dell’Osce a seguito dell’attacco. Eppure è di ieri la notizia diffusa dal Telegraph secondo cui Regno Unito, Francia, Spagna, Italia e Canada avrebbe rigettato la proposta del segretario generale della Nato, Mark Rutte, che prevedeva per gli alleati dell’Alleanza atlantica l’impegno a destinare lo 0,25% del Prodotto interno lordo in aiuti militari all’Ucraina.



