Gualtieri si riprende i pieni poteri
Stefano Ceccanti (Pd), contrario al superministro, alla fine sigla l'emendamento che riduce a 7 i giorni concessi alle commissioni per valutare gli spostamenti di risorse decisi dal Mef.
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Stefano Ceccanti (Pd), contrario al superministro, alla fine sigla l'emendamento che riduce a 7 i giorni concessi alle commissioni per valutare gli spostamenti di risorse decisi dal Mef.
Progetto gradito a una metà del M5s. Decisivo il no dell'Arera. Ma la vera partita di Roberto Gualtieri si gioca sulla riforma del Tesoro.
Tra marzo e maggio, l'Italia ha piazzato 58 miliardi di Btp: di più solo rispetto a Madrid, che però s'era già ampiamente finanziata. E le giustificazioni di Roberto Gualtieri non reggono.
Spunta un Dpcm che pare scritto da via XX settembre e accresce l'invasività del dicastero, trasformandolo da azionista in socio delle aziende parastatali. La riforma conferisce anche nuove funzioni al dg Alessandro Rivera: le sue scelte influenzeranno i futuri governi.
Il dipartimento ministeriale ha ideato la norma che consente a Roberto Gualtieri di dirottare le risorse anticrisi. Ma ora il Comitato per la legislazione frena e chiede che le riallocazioni vengano decise dal Parlamento.
La possibilità riservata al ministro di riallocare risorse scuote il governo. Che con una modifica tardiva in Aula lo imbriglia.
Il presidente di Open fiber, controllata da Cassa depositi e prestiti, svolgerà anche un incarico per Roberto Gualtieri. La nomina rafforza la sua posizione nella partita sull'infrastruttura unica. Ed evidenzia una frattura nel Pd.
L'opposizione ha chiesto invano che i nuovi limiti al contante scattassero nel 2021. Intanto, il buco da 2 miliardi della tedesca Wirecard prova che elettronico non significa trasparente. Anzi: per la Bce, contro il nero è inutile.
Dopo la sparata di villa Pamphili, Giuseppi incassa bocciature in serie da Bankitalia, Roberto Gualtieri e Paolo Gentiloni. Ma insiste: «Magari solo momentaneo». Favorevole Confcommercio: rischiamo un crollo di consumi del 30%.
Due decreti assegnano al Mef la facoltà di rivedere destinazione e quantità dei finanziamenti in extra deficit, senza alcun passaggio parlamentare. Una delega in bianco che è l'ennesima ferita inferta alla democrazia.
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