Francia e Germania usano il nome di Letta per complicare il rimpasto di governo
L'ex premier presidente del Consiglio Ue sarebbe un problema per i gialloblù, impegnati a insediare nuovi ministri non filo Colle.
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L'ex premier presidente del Consiglio Ue sarebbe un problema per i gialloblù, impegnati a insediare nuovi ministri non filo Colle.
Ciò che può fare davvero danno al magistero è l'assenza di una cultura che scavalchi i problemi terreni. Se l'impegno sociale prendesse il posto del «per sempre», che differenza ci sarebbe con la Croce rossa?
L’ex Commissario rivela che oltre 150 tecnici stanno valutando «l’uso distorto degli algoritimi da parte di X». È un attacco coordinato: la delegata al digitale del nuovo esecutivo comunitario annuncia censure in arrivo.
Mentre «Avvenire» fa da megafono all’Anpi, tacendo i crimini delle brigate comuniste, «Rep» e «Stampa» fanno scorpacciate di retorica sulla libertà. Garantita però, e il Covid lo dimostra, solo a chi esegue gli ordini.
Secondo la stampa, il no alla ratifica del Meccanismo di stabilità doveva essere una tragedia. Eppure lo spread è leggermente calato. E l’isolamento nell’Unione resta un sogno della sinistra. L’opposizione non è abituata a un governo che mantiene la parola.
Incredibile intervista sdraiata a un organizzatore di traversate clandestine. Che si permette di lanciare un anatema: «Il vostro premier si rassegni, ad agosto ho già 30 viaggi completi. Fateci lavorare in pace». E al quotidiano progressista non battono ciglio.
Repubblica ripete la litania sull’Italia isolata e a rischio autocrazia in caso di vittoria della destra. Il solito gioco dei progressisti: se gli elettori votano contro lo status quo, la sovranità popolare diventa una minaccia.
La decana di Repubblica politicamente scorretta: «La mia generazione ha combattuto battaglie autentiche, in Parlamento, anche con l'aiuto degli uomini. Queste si perdono dietro a “binari o fluidi". La questione delle desinenze? Se ne occupa qualche invasato...»
John Elkann ha spento la linea di Repubblica e l'Ingegnere cerca rivincite, anche nei confronti dei suoi figli. Vorrebbe ridare vita al quotidiano di Antonio Gramsci, radunando le grandi firme della sinistra: Eugenio Scalfari, Gad Lerner, Michele Serra e ovviamente…
Nicola Lagioia glorifica su Repubblica il genio scorrettissimo Harold Bloom. Peccato che non ne metta in pratica la lezione.
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