Una città in guerra che non si sente in guerra
L'articolo contiene un reportage fotografico.
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Anche se proibiti dalle convenzioni internazionali, i micidiali ordigni sono usati massicciamente dai russi. Circa il 25% di essi resta inesploso nei campi, pronto a uccidere i malcapitati che ci passeranno sopra.
A ridosso della città occupata di Kherson, l’esile Victoria racconta la sua esperienza: «Alla mia famiglia ho mentito, mi hanno scoperto sentendo le esplosioni al telefono. Le bombe? Ormai ci sono abituata».
Kherson, regione meridionale del Paese: siamo entrati nel quartier generale di un manipolo di combattenti ucraini mentre dal cielo piovono i missili sparati dai russi. I volontari dormono con ordigni e mitragliatrici accanto ai materassi. L’ordine di Volodymyr Zelensky: mantenere…
Dopo aver bonificato tutti i palazzi di Bucha, i militari ucraini si addentrano nel bosco. Il primo senza metal detector procede a istinto. Gli altri mettono i piedi sulle sue tracce.
Il sobborgo di Kiev è disseminato di cadaveri straziati o sepolti in fosse comuni, da cui affiorano braccia e mani. Tra blindati distrutti, macerie e i resti dei russi carbonizzati.
Nella capitale ucraina poche giovani offrono spensieratezza ai militari da 40 giorni in trincea. «Le altre se ne fregano. Sono andate a lavorare in Ungheria, Polonia o Italia».
Da Kiev è difficile aggiungere informazioni utili al circuito globale di immagini e siti. Occorre essere riconoscibili e aggirare gli scrupolosi e paranoici check point cittadini. E allora anche uno scooter italiano può aiutare ad allentare il sospetto dei soldati
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