Il Recovery plan riunisce Renzi e Pd. Il Rottamatore minaccia di votare no
Metà sinistra si appoggia all'ex sindaco per non essere tagliata fuori dalla gestione di 209 miliardi. Ma lo strappo è sbandierato.
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Metà sinistra si appoggia all'ex sindaco per non essere tagliata fuori dalla gestione di 209 miliardi. Ma lo strappo è sbandierato.
Viktor Orbán sorvegliato speciale: bloccati in contemporanea 7,5 miliardi del bilancio comune.
L'anticipo di 24,8 miliardi tarda ad arrivare sui conti del Mef e giace inutilizzato nelle casse della Commissione. Probabilmente se ne parlerà a metà settembre. Si procede nell'opacità con un accordo che verrà segretato. Forse si attendono le prime riforme.
L'ex ministro: «Più che a Marshall, fa pensare all'Urss. Prevale la logica del superdebito, troppi interventi, scritti male, con 48 riforme entro il 2024: utopia. E alla fine si prevede una crescita del pil solo dell'1,4 per cento».
Critiche da M5s e parte del Pd. Il Mef precisa: «La governance è in mano al ministero».
Il Colle chiede l'ok al piano europeo e il rinvio del rimpasto. Il senatore stizzito: «Non può dirci cosa fare». Poi litiga con Rocco Casalino sulla sfida in Senato. Giuseppe Conte fissa il cdm per oggi, gelo da Iv. E…
Gianluigi Castelli, vicino al renziano Renato Mazzoncini, ha bocciato le proposte di Roberto Gualtieri presentate dall'ad. Sullo sfondo ci sono le divisioni nel governo per il controllo dei miliardi del Recovery plan e per il rimpasto caro a Italia viva.
Oggi il via libera formale della Ue al Recovery plan italiano avverrà a Cinecittà: luogo perfetto di sogni e finzioni. E quello degli «aiuti» europei si candida a essere un film purtroppo già visto. Senza lieto fine.
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