Milano si fa banlieue: rabbia straniera per il magrebino (rapinatore) morto
Disordini dopo il decesso di un giovane: fuggiva dai carabinieri dopo un furto.
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Disordini dopo il decesso di un giovane: fuggiva dai carabinieri dopo un furto.
Dopo mesi di gogna nei confronti dell’Arma per la morte di Ramy, Mattarella dà un segnale presenziando ai funerali di Legrottaglie. Le toghe però aprono un fascicolo sui poliziotti che hanno sparato al sospetto killer.
L’ex magistrato Simonetta Matone: «Il giudizio di Gabrielli è gravissimo. C’era il posto di blocco, se le regole non piacciono si può andare via».
La trasmissione Dritto e Rovescio, nella puntata andata in onda ieri in prima serata su Retequattro, ha pubblicato nuovi documenti sul caso Ramy che evidenziano delle discrepanze tra quanto dichiarato nel corso dell’interrogatorio da Fares Bouzidi - il ventiduenne che…
I legali del guidatore dello scooter fuggito al posto di blocco, unico responsabile della morte di Ramy, chiedono la galera preventiva per tutti i militari protagonisti dell’inseguimento. E il dramma è che parte della sinistra la pensa come loro: processo…
Che dirà ora Franco Gabrielli, ex capo della polizia, che da delegato della sicurezza della giunta di sinistra di Beppe Sala spiegava che gli inseguimenti di chi si sottrae all’alt delle forze dell’ordine non si devono fare così?
I media puntano il dito contro la «gazzella» e chiudono un occhio sulla condotta di Fares Bouzidi, giustamente indagato dalla Procura. La fuga davanti all’alt costituisce resistenza a pubblico ufficiale.
La consulenza della procura di Milano: «Nessun urto alla fine dell’inseguimento». La morte dell’egiziano è colpa dell’amico.
Il segretario del Pd lombardo, Silvia Roggiani, semina odio: «Esultavano mentre uccidevano un immigrato». Ilaria Salis giustifica le violenze nel quartiere, Ilaria Cucchi chiede di togliere la divisa agli uomini coinvolti. Matteo Salvini in difesa: «Hanno fatto il loro dovere».
Smentita la narrazione dei media, alimentata da politici e giornalisti, che dava già per certa la responsabilità dei militari. Come Beppe Sala e Franco Gabrielli, che blateravano del «principio di proporzionalità». O come Ilaria Cucchi, che parlava di «caccia all’animale».
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