Bonomi si genuflette a Mattarella e sconfessa i suoi
Il leader uscente di viale dell’Astronomia contro la presa di posizione di Assobalneari sulle concessioni: «Sto con il Quirinale».
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Il leader uscente di viale dell’Astronomia contro la presa di posizione di Assobalneari sulle concessioni: «Sto con il Quirinale».
Giuliano Amato rivela il terrore per il voto: «Con questa destra in Italia può finire la democrazia. E se vince Trump...». Tradotto: hanno paura di perdere. Quirinale e Consulta sono i loro baluardi da cui colpire il Paese.
Da 1992 i presidenti sono sempre stati ostili alla destra: per questo il Pd, allo sbando e incapace di vincere alle urne, è pronto a fare le barricate contro il premierato.
Il disegno di legge, lungi dallo sminuire il ruolo quirinalizio, ne lascia invece intatte molte prerogative, come stoppare decreti legge «sgraditi» e bloccare nomine di ministri non ritenuti idonei. Il presidente del Consiglio eletto sarebbe tutt’altro che onnipotente.
Il dibattito in corso sulla riforma si concentra sulla limitazione dei poteri del capo dello Stato. Che vengono considerati intoccabili, anche se negli anni si sono allargati.
L’aneddoto di Pupo: «Io ed Emanuele Filiberto eravamo primi a Sanremo ma una telefonata di Napolitano cambiò la classifica». È un piccolo grande esempio di quant’è fasulla la storia della neutralità presidenziale.
La Camera vota la legge sgradita al Quirinale e a Bruxelles. Rissa sfiorata fra Prandini, Magi e Della Vedova di +Europa.
Giorgia Meloni presenta «la madre di tutte le riforme». Nega di voler limitare il capo dello Stato, ma in caso di crisi dell’esecutivo, il timone l’avranno la politica o i cittadini: «Decidano loro, basta maggioranze arcobaleno».
Dopo anni di critiche del centrodestra alle regole dell’Ue sull’accoglienza, il capo dello Stato batte un colpo. E spiega all’omologo tedesco, in visita in Sicilia, cosa non va. Salvo poi perdersi nella retorica delle «soluzioni comuni». E in serata riceve…
Una riforma che desse più poteri al presidente del Consiglio permetterebbe di attuare veramente l’articolo 1 della Costituzione. Assurdo che il premier debba trattare su ogni ministro. Sergio Mattarella in tal caso si dimetterebbe? Ce ne faremo una ragione.
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