«Si sono già spartiti i ministeri». La Lega si prepara all’opposizione
L'ultima proposta dei grillini era un governo senza Matteo Salvini. Ora il partito deve affrontare il nodo Fi e il caso Russiagate.
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L'ultima proposta dei grillini era un governo senza Matteo Salvini. Ora il partito deve affrontare il nodo Fi e il caso Russiagate.
Paola De Micheli, da imprenditrice, vanta il crac milionario di una ditta di conserve e i democratici la spingono per ben due ministeri. Ma sono coerenti: piazzarono Valeria Fedeli, senza laurea, all'Istruzione.
È Enrico Giovannini il premier in pectore della coalizione Pd-M5s. Noto per accumulare cadreghe in enti e cda di ogni tipo, capitanò la commissione dei professoroni che studiò per quattro mesi il modo di ridurre gli stipendi degli onorevoli. Risultato?…
Giorni di negoziati incrociati, veti e controveti. Tutto per partorire mezzo accordo sulla potatura di deputati e senatori. Non è un buon viatico per un esecutivo che pretende di nascere per «mettere in sicurezza» l'Italia.
Il senatore semplice, intervistato su Le Monde, tratteggia la strategia di avvicinamento ai grillini: «Sembrano aver cambiato, speriamo in maniera duratura, orientamento». Poi su Facebook veste i panni del salvatore: «Un governo per evitare il salasso Iva».
Ci mancava solo Massimo D'Alema a far da levatrice al governo della vergogna. Ma l'ex presidente del Consiglio ed ex ministro degli Esteri che andava a braccetto con gli hezbollah, alla fine è arrivato a benedire la nascita di un…
Nicola Zingaretti annuncia: «Mattarella vedrà se c'è larga base parlamentare». Graziano Delrio spiega: «Contratto “tedesco" su dossier condivisi». Che per il leghista Massimo Garavaglia al Mef sono già spuntati su assunzioni Pa e patrimoniale.
Da Carlo Calenda a Gianluigi Paragone, fino a Paola De Micheli e Luigi Di Battista, c'è anche chi non dimentica gli insulti e non accetterà mai l'alleanza tra rossi e gialli.
Il vicepremier incassa il voto di Forza Italia sulla sfiducia: «Siamo pronti a tutto, non scaldiamo le poltrone». La rottura in occasione del discorso di Giuseppe Conte in Senato. Fino ad allora, ogni giorno dito puntato sul papocchio.
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