2026-03-16
Tajani: «Siamo alla guida dell'operazione Aspides, ma le missioni non sono allargabili a Hormuz»
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Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri a margine del Consiglio Affari esteri che si è svolto a Bruxelles.
Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri a margine del Consiglio Affari esteri che si è svolto a Bruxelles.
Un carico di milioni di detonatori e centinaia di migliaia di munizioni è stato sequestrato al porto di Ancona nell’ambito dell’operazione «Clean Shot» della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il materiale altamente pericoloso stava per essere imbarcato su un traghetto destinato al trasporto di passeggeri.
L’operazione è scaturita da una complessa analisi preventiva dei flussi commerciali, basata sull’incrocio di documenti, rotte di traffico, volumi di merce e profili di rischio. Proprio da queste verifiche sono emerse anomalie relative a un trasporto lungo la tratta Italia–Grecia, formalmente dichiarato come movimentazione di «merce varia», ma ritenuto sospetto dagli investigatori.
Grazie all’esperienza e alla profonda conoscenza delle dinamiche portuali da parte del personale del gruppo della Guardia di Finanza di Ancona e dell’Ufficio Adm «Marche1», il carico è stato sottoposto a controlli approfonditi.
Le verifiche hanno portato alla scoperta di 314.000 munizioni e 10 milioni e 584 mila detonatori, materiale riconducibile a due società italiane e destinato, almeno secondo la documentazione presentata, a Cipro, considerata un crocevia strategico tra Medio Oriente ed Europa.
Il materiale stava per essere imbarcato su un traghetto passeggeri, in palese violazione delle norme vigenti in materia di sicurezza della navigazione e di movimentazione di armi ed esplosivi. La normativa in materia prevede, infatti, che carichi di questo tipo, per quantità, natura e grado di pericolosità, non possano essere trasportati su navi passeggeri, ma debbano seguire percorsi terrestri dedicati, nel rispetto di rigorose procedure e con specifiche autorizzazioni prefettizie.
Particolarmente delicata la presenza dei detonatori che sono dispositivi ad altissima sensibilità. Si tratta di componenti che possono innescarsi accidentalmente in caso di urti, attriti, cadute violente o esposizione a fonti di calore. Una loro eventuale esplosione a bordo avrebbe potuto causare conseguenze catastrofiche, mettendo seriamente a rischio la sicurezza della nave, dell’equipaggio e dei passeggeri.
Dalle indagini è emerso anche che il trasportatore avrebbe reso false dichiarazioni al momento dell’emissione del titolo di viaggio, attestando il trasporto di merce generica. Una condotta gravissima che, secondo gli inquirenti, avrebbe potuto determinare una condizione di estremo pericolo per la sicurezza della navigazione e per l’incolumità delle persone presenti a bordo.
A seguito degli accertamenti, il personale della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli hanno proceduto al sequestro dell’intero carico di materiale esplodente e dell’autoarticolato utilizzato per il trasporto, nonché alla denuncia del trasportatore per detenzione e trasporto abusivo di munizionamento e materiale esplodente, oltre che per uso di atto falso.
I Carabinieri del Nucleo Investigativo e la Squadra Mobile di Napoli, nel corso di un'operazione coordinata dalla Dda, hanno eseguito 4 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 71 indagati dopo le indagini su organizzazioni camorristiche dei due cartelli criminali Mazzarella e Alleanza di Secondigliano, attivi in città e in provincia.
Dalla mattina di oggi i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno eseguito una misura cautelare del Tribunale di Napoli, su richiesta della Dda partenopea nei confronti di persone appartenenti al clan Vanella-Grassi, gravemente indiziate di associazione per delinquere di tipo camorristico, rapina, detenzione di sostanze stupefacenti e possesso di armi da fuoco, aggravati da metodo e finalità mafiose. Tra i destinatari della misura anche alcuni appartenenti alla ‘ndrina Nirta-Strangio di Reggio Calabria.
A partire dalle prime ore della mattinata del 24 febbraio 2026, i Carabinieri dei Nucleo Investigativo di Napoli hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 9 soggetti gravemente indiziati di associazione per delinquere di stampo camorristico, rapina, detenzione di sostanze stupefacenti e possesso di armi da fuoco, aggravati dal metodo mafioso.
Le complesse ed articolate indagini sviluppate tra il 2024 e il 2025 dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Napoli e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli, hanno consentito di accertare e ricostruire le fasi organizzative ed esecutive di una rapina a mano armata nel Comune di Casavatore (Na), nell’aprile 2023, da soggetti interni al sodalizio camorristico chiamato «Vanella Grassi», ai danni di due corrieri calabresi incaricati del trasporto di 20 kg di cocaina, destinata ad un terzo sodalizio camorristico, noto come «Amato-Pagano».
Durante le investigazioni venivano inoltre sentiti alcuni collaboratori di giustizia che consentivano di individuare l’esatta collocazione dell’evento e di accertarne le motivazioni nonché gli effettivi organizzatori e i materiali esecutori dell'atto criminale.
Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari dello stesso sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.
Il momento d’oro delle banche non accenna a scolorire. Anzi, luccica sempre di più. Dopo i conti record di Bper e Intesa Sanpaolo, anche Unicredit sale sul podio. Numeri robusti, dividendi muscolari e una strategia che, per una volta, dice una cosa semplice in un mondo complicato: meglio crescere bene che comprare male.
L’amministratore delegato Andrea Orcel ha deciso che l’epoca delle grandi abbuffate di acquisizioni può aspettare. Dopo lo stop in Italia su Banco Bpm e il semaforo rosso acceso in Germania su Commerzbank, Orcel cambia spartito («Su Commerz», dice, «pensiamo che al momento giusto, se le condizioni saranno favorevoli, tutto accadrà nel modo corretto»). Insomma niente shopping compulsivo, niente fusioni forzate: crescita organica, tecnologia e capitale restituito agli azionisti come se piovesse. E piove forte.
Il gruppo archivia il 2025 con 10,6 miliardi di utile netto, in crescita del 14%, nonostante 1,4 miliardi di oneri straordinari messi a bilancio come chi paga subito il conto per non pensarci più. È un utile «pulito», digerito dal mercato senza bruciori, tanto che il titolo ieri mattina ha aperto le danze in Borsa toccando nuovi massimi. L’aumento dei volumi lascia immaginare che la musica non sta per finire. Chiude a 78,6 euro con un rialzo del 6,36%
Ma il vero colpo di teatro non è l’utile. È il bazooka dei dividendi. Unicredit promette 30 miliardi in tre anni, pari a oltre un quarto della capitalizzazione di mercato. Tradotto dal linguaggio bancario: gli azionisti sono invitati a tavola, e non per un aperitivo. Solo nel 2025 le cedole e il riacquisto di azioni valgono 9,5 miliardi, con 4,75 miliardi di dividendi cash. La remunerazione ai soci sale del 31% a 3,15 euro, l’utile per azione cresce del 20%.
La macchina operativa gira: i costi al 38% dei ricavi, tra i migliori del settore, costi stabili a 9,4 miliardi nonostante investimenti e perimetro più ampio, qualità dell’attivo solida come una cassaforte di una volta. Le sofferenze nette sono all’1,6%. Insomma, niente sorprese sgradevoli dietro l’angolo. Il mercato apprezza considerando anche la robusta distribuzione di valore.
Con il completamento del piano industriale denominatio «Unicredit Unlocked», Orcel chiude un capitolo da venti trimestri consecutivi di crescita e ne apre uno nuovo. Si chiamerà «Unicredit Unlimited». Il nome è ambizioso, quasi hollywoodiano, ma la sceneggiatura è prudente. Dal 2026 al 2028 la parola d’ordine è una sola: creazione di valore. Più quota di mercato nei segmenti migliori, più efficienza, più tecnologia per arginare l’avanzata delle fintech. E soprattutto più investimenti in dati e intelligenza artificiale, finanziati non con debito o avventure straordinarie, ma con la generazione interna di risorse.
Qui entra in scena Alpha Bank in Grecia, laboratorio avanzato di una banca che vuole diventare sempre più piattaforma tecnologica, meno sportello e più algoritmo. Orcel non lo dice apertamente, ma il messaggio è chiaro: il futuro non si compra, si costruisce. E se l’Europa sogna grandi fusioni transfrontaliere, Unicredit preferisce aspettare. «Abbiamo 13 mercati, quindi 13 opzioni», dice. Traduzione: possiamo permetterci di dire no.
Anche sul dossier Generali Orcel abbassa i toni: partnership industriale, dialogo costante, niente trame segrete. Il resto, dice, «sono fantasie di chi ha bisogno di inventare storie». Una frase che fotografa bene lo spirito del momento: meno romanzi, più contabilità. Spiega che i rapporti con Trieste sono migliori perché ormai con Amundi le cose vanno sempre peggio: «Sapete che il contratto che avevamo scade a metà del 2027 e avrete notato che abbiamo aumentato i volumi con altri fornitori e con Onemarkets. Ogni volta che lo facciamo, paghiamo loro una penale. E questo fino al 2027» Per fronteggiare i rischi «abbiamo accantonato un fondo per la maggior parte delle penali che dovremo onorare»
Le nuove proiezioni sono musica per le orecchie degli analisti. Nel 2026 ricavi netti oltre 25 miliardi, utile intorno agli 11 miliardi. Nel 2028 l’asticella sale: ricavi a 27,5 miliardi, utile vicino ai 13 miliardi. Gli analisti di Mediobanca applaudono, Equita conferma il consiglio d’acquisto, Banca Akros parla di flessibilità strategica elevata. Citi storce un po’ il naso sui risultati operativi del trimestre, ma ammette che gli oneri straordinari sono stati anticipati per rafforzare il futuro. In altre parole: il presente può anche stonare di una nota, ma la sinfonia resta intatta.
E così, mentre l’economia europea arranca e la politica discute, le banche italiane continuano a macinare utili come se nulla potesse fermarle. Il momento d’oro prosegue. Unicredit si prende la scena spiegando che non serve crescere in fretta (soprattutto dopo gli infortuni su Bpm e Commerz). Più importante crescere bene. Orcel dirige promettendo dividendi e tecnologia. Lo shopping può attendere.

