Meloni a Schlein: «Nessuno più di me oggetto di odio, calmiamoci!»
Il premier dalla campagna elettorale di Acquaroli ad Ancona: «Elly Schlein mi chiede di fare nomi e cognomi di chi mi odia? Ci stiamo una giornata».
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Il premier dalla campagna elettorale di Acquaroli ad Ancona: «Elly Schlein mi chiede di fare nomi e cognomi di chi mi odia? Ci stiamo una giornata».
L’idea di perseguire chi infanga l’attivista caduto contraddice la lotta per il free speech.
Da Saviano a Odifreddi passando per la Costamagna, chi infanga il pasionario trumpiano, da morto, lo ignorava da vivo. E oggi cita frasi mai pronunciate dal giovane freddato durante un comizio. Basta bufale: Kirk non odiava le donne, i neri…
Il ricordo delle vittime del terrorismo è ancora tabù, mentre a Firenze è vietato celebrare il più grande filosofo italiano moderno. Per alcuni il passato non passa mai.
Il monumento nazionale di Basovizza vandalizzato con scritte inneggianti ai massacri anti italiani: è la logica conseguenza delle campagne negazioniste portate avanti da una sinistra che non ha mai fatto i conti con le tragedie del fronte orientale.
Dopo gli attacchi alla senatrice, Mattarella ha invocato un «argine» ai social, mentre a Milano è stata istituita la commissione contro «i discorsi d’odio». Iniziative che rischiano di tradursi in censura delle idee non allineate.
Condannato per post antisemiti, si è specializzato in invettive online e ai cortei pro Palestina. Non ha risparmiato neanche minacce ai giornalisti che secondo lui sostengono Gerusalemme: «Devono avere paura di andare al lavoro e temere per i figli».
L’odio di sinistra non ha più limiti: in Francia, piazze piene di progressisti festanti alla notizia del decesso di Le Pen. Da noi, invece, si vuole vietare il ricordo (politicamente scorretto, ma legale) di Acca Larenzia.
L’esponente del partito di Giorgia Meloni aveva condannato i messaggi sessisti e violenti contenuti nelle canzoni dei trapper Niky Savage e Simba La Rue, chiedendo l’annullamento dei loro concerti a Bassano del Grappa e Castelfranco Veneto.
Il caso Sangiuliano è meglio di una telenovela: ogni giorno ci riserva una sorpresa. O meglio: a riservarcela è Maria Rosaria Boccia, la donna che ha inguaiato l’ex ministro della Cultura, portandolo alle dimissioni.
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