La criminalizzazione dei non vaccinati è una strategia che nasconde bugie
L'iniezione non può essere resa obbligatoria perché non immunizza e fronteggia una malattia che può essere curata.
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L'iniezione non può essere resa obbligatoria perché non immunizza e fronteggia una malattia che può essere curata.
Ai giornalisti e agli intellettuali non è più consentito ragionare su green pass e dosi: devono limitarsi a fare propaganda, lodando qualunque scelta. Chi osa avere dubbi viene bollato come «no vax» ed emarginato.
La cultura ufficiale si esercita quotidianamente nei «due minuti d'odio» nei confronti dei presunti nemici delle immunizzazioni. Per lo scrittore Gianrico Carofiglio sono «parassiti oggettivi», mentre per l'immunologo del Cts Sergio Abrignani sono «paranoidi» ed «evasori».
Nel suo ultimo libro, lo scrittore lancia bordate d'odio contro il personale sanitario che non si è immunizzato. Da buon intellettuale di regime mira alla costruzione di un'ortodossia intollerante ma velata di bei sentimenti.
Dopo aver lanciato l'allarme di un attacco dei barbari, i giornali festeggiano per il flop di chi contesta il pass. Ma stavolta non ci sono cattivi maestri, né compagni che sbagliano. Fuori di testa ci sono soltanto i loro titoli.
Agitare lo spettro di chi non si è vaccinato serve a individuare un capro espiatorio per ogni evenienza. Anche se, secondo i dati, non c'è evidenza che chi non ha fatto l'iniezione sia più «pericoloso» degli altri.
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