«Migliorare i genomi salverà dall’estinzione i prodotti tipici italiani»
Il biologo Ettore Ruberti: «Dal pomodoro San Marzano al riso Carnaroli, molte varietà hanno difetti. “Naturale” non è sempre sinonimo di sano».
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Il biologo Ettore Ruberti: «Dal pomodoro San Marzano al riso Carnaroli, molte varietà hanno difetti. “Naturale” non è sempre sinonimo di sano».
Nella letteratura contemporanea si moltiplicano i poemi dedicati al tema del selvatico. Spesso è una posa intellettualistica. Il ticinese Alberto Nessi, però, ci mostra un rapporto più semplice e autentico con le piante.
Alberi, piante e prati oggi sono inflazionati: ci si ambientano romanzi e se ne fa addirittura occasione di guadagno. Ma se iniziamo a vagare nel verde privi di meta ritroveremo i nostri pensieri di ragazzi.
Giorgio Armani ha chiuso la Fashion week di Milano con una collezione dominata dai suoi «fiori d’inverno». Chiara Boni si è ispirata alla Londra anni Sessanta e al mondo punk. Luisa Spagnoli ha fatto rivivere l’eleganza della costa della Normandia.
Brevettato in Giappone pochi decenni fa, il suo sapore è meno acidulo, non lascia l’alito cattivo ed è più facilmente digeribile. Non solo: ha maggiori proprietà antiossidanti e contiene più fosforo e calcio.
La studiosa Elisa Veronesi: «Ormai si dà più attenzione ai turisti che agli abitanti, ma la natura non è intrattenimento. Il mio libro è una “ecobiografia” perché la nostra storia è scritta anche dall’ambiente che ci circonda».
La fondatrice di Nature Coaching Academy Diana Tedoldi: «Ero una manager sempre sul pezzo, adesso mi occupo di fiumi e piante. Vivere bene il nostro rapporto con loro ci permette di stare meglio anche con gli altri».
La creativa si racconta: «Ho deciso di raffigurare gli alberi monumentali d’Italia dopo gli spaventosi incendi in Siberia e Amazzonia. L’arte contemporanea è troppo lontana dall’uomo comune, non parla la sua lingua».
Il fotografo Roberto Besana: «Con il bianco e nero comunico al meglio il mio guardare il mondo. Ho sempre subito il fascino dell’ambiente che mi circonda».
L’artista padovana Ida Harm: «Il pubblico ha amato la nostra installazione, imponente nei volumi, ma allo stesso tempo leggera come una carezza».
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