Che dogmi demenziali. L’inclusività olimpica farà perdere lo sport
Chi blatera di «diritti» a tutti i costi falsa la sana competizione. Non c’è parità per le donne se affrontano chi ha maggiore forza.
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Chi blatera di «diritti» a tutti i costi falsa la sana competizione. Non c’è parità per le donne se affrontano chi ha maggiore forza.
Pugili donne massacrate da Imane Khelif, drag queen che irridono l’«Ultima Cena», la Senna balneabile: gli «esperti» ci hanno assicurato che andava tutto bene. Ma non è così, mentono. La grande panzana è esplosa: un uomo non è mai una…
La ricerca: abbassare il testosterone prima delle gare non toglie i vantaggi. Ma il Comitato olimpico insiste: «No ai test del Dna».
Chi cavalca la tesi del complotto russo evita di affrontare l’evidente problema dei corpi androgini nelle gare rosa. Sono le stesse sportive a chiedere nuovi esami.
Avere i cromosomi XY non fa di Imane Khelif un uomo. Ma la sua idoneità a gareggiare non è un diritto indiscutibile.
L’algerina batte ai punti l’ungherese Anna Luca Hamori ed è medaglia certa. Stretta di mano con l’avversaria, la quale però prima del match l’ha paragonata a un mostro. Ira del comitato algerino: «Denunceremo le offese».
Nazioni Unite in tilt: l’algerina ne è un’ambasciatrice, però pure la relatrice sugli abusi contro le donne dà ragione all’azzurra.
Con Roy De Vita e Marina Terragni esaminiamo il caso che fa discutere il mondo: l'incontro fra Imane Khelif e Angela Carini è stato corretto? E quali conseguenze può avere?
La Federazione scrive agli organizzatori dei Giochi in vista dei quarti dell’algerina con la magiara Anna Luca Hamori. Intanto, la taiwanese intersex vince con l’uzbeka, che piange.
Per il Comitato olimpico, le atlete rispettano i parametri. Che sono opinabili: testosterone più alto della norma e zero indagini sui cromosomi. Anche gli esperti li criticano. Conta cosa è giusto o chi ha il potere di decidere?
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