La Rowling: «Ora ragazze protette»
La decisione ottiene il plauso della creatrice di Harry Potter, da anni impegnata nella lotta contro il gender. Vannacci: «Stabilito ciò che doveva essere già ovvio».
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La decisione ottiene il plauso della creatrice di Harry Potter, da anni impegnata nella lotta contro il gender. Vannacci: «Stabilito ciò che doveva essere già ovvio».
Un padre racconta il cammino della ragazza: «Dalla diagnosi di possibile disforia di genere alla mastectomia sono passati pochi mesi. Vorrei che le famiglie avessero più strumenti, l’approccio “affermativo” fa danni».
Massimiliano Fiorucci, responsabile dell’ateneo romano, liquida le critiche all’evento per i minori: «Caccia alle streghe. L’università sarà pioniera della discussione sulla diversità». Ovvero, un megafono dei dogmi arcobaleno.
Cresce il numero di professionisti che si dicono contrari ai farmaci che bloccano la pubertà: «Approccio superficiale e pericoloso». E un comitato di psicologi ha scritto al ministero della Salute per chiedere di sospendere i trattamenti sui ragazzi minorenni.
Davanti al Corpo diplomatico, Francesco ha usato la clava contro surrogata («È solo un mercimonio») e teoria gender («Pericolosissima, cancella le differenze»). Poi plaude alla Cop 28: «Passo incoraggiante».
A Berlino c’è stato il raduno di quanti si percepiscono cani o gatti. L’identità non conta più: così l’uomo annulla il concetto di natura.
La domanda è semplicissima ma il dem Pierfrancesco Majorino in radio non riesce ad articolare una risposta: prima ride imbarazzato, poi bolla il tutto come una «provocazione». Così la sinistra seppellisce anni di lotte femminili.
La kermesse è una sfilata di nullità inneggianti al gender. Chi non si adegua, è escluso.
La smania di inseguire il politicamente corretto mette una compagnia londinese nei guai: prima ambientano la storia d’amore tra Montecchi e Capuleti nel Terzo Reich, poi non fanno casting per attori ebrei. Sommersi dalle critiche, cancellano lo spettacolo.
Basta distinzioni: personale e artisti useranno sempre forme generiche. Una manager: «Inserisco contenuti omo ovunque».
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