«Certo che se il rinnovamento è Stefania Craxi, annamo bene!»: la battuta che un forzista di lungo corso e molto peso consegna alla Verità nel bel mezzo della giornata che vede le dimissioni di Maurizio Gasparri da capogruppo al Senato di Forza Italia, sostituito appunto da Stefania Craxi, su indicazione di Marina Berlusconi, sintetizza quella sensazione del «facciamo qualsiasi cosa pur di fare qualcosa», poiché non sembra, in tutta onestà, che il passaggio di consegne sia destinato a provocare chissà quali cambiamenti nel partito.
La stessa Marina, nel pomeriggio di ieri ha consegnato alle agenzie la conferma del suo intervento: «L’avvicendamento alla guida dei senatori di Forza Italia, con Stefania Craxi che ha sostituito il dimissionario Maurizio Gasparri», fanno sapere ambienti vicini a Marina Berlusconi, «è un’iniziativa del gruppo parlamentare azzurro. Da sempre sostenitrice di una maggiore apertura della classe dirigente, la presidente Fininvest nutre grande stima per la senatrice».
Stefania Craxi è diventata capogruppo degli azzurri a Palazzo Madama alle 17 di ieri pomeriggio, per acclamazione, ma che per Gasparri fosse scoccata l’ora dell’addio si era capito in mattinata, quando 14 senatori su 20 avevano sottoscritto una lettera per chiedere la sua sostituzione. Dopo un’oretta la notizia delle dimissioni di Gasparri diventa ufficiale, con la convocazione di un’assemblea dei senatori con all’ordine del giorno «Dimissioni presidente del gruppo; Elezione nuovo presidente del gruppo». Una mezz’ora ancora e Gasparri comunica la sua decisione: «Ho deciso autonomamente», scrive, «di lasciare il mio incarico da capogruppo di Forza Italia al Senato.
Chi ha un lungo percorso basato sulla solidità e il senso del dovere e non solo sull’incarico che svolge, sa come gestire tempi e modalità in momenti complessi. Avanti con coerenza e guardando al futuro». Antonio Tajani commenta il regime change sui social: «Ringrazio Maurizio Gasparri», scrive il leader di Fi, «per l’impegno profuso in questi anni alla guida dei senatori di Forza Italia. La sua dedizione e lealtà verso la nostra bandiera è un esempio che tutti dovrebbero seguire e apprezzare. A Stefania Craxi, neopresidente del gruppo di Forza Italia al Senato, rivolgo i migliori auguri di buon lavoro». Gasparri prenderà il posto della Craxi come presidente della commissione Difesa ed Esteri del Senato.
Detto ciò, il cambio in corsa ha suscitato dubbi e malumori. Innanzitutto, il giallo delle firme: chi sono i sei senatori che non hanno sottoscritto la «sfiducia» a Gasparri? A quanto apprende La Verità, oltre immaginiamo allo stesso Gasparri, non avrebbero firmato Franco Silvestro, Anna Maria Bernini, Adriano Paroli, Pierantonio Zanettin e (ma questo se vero sarebbe clamoroso) Adriano Galliani. Dai corridoi di Palazzo Madama c’è pure chi sussurra che un ruolo fondamentale nella «sfiducia» a Gasparri lo avrebbero avuto Maria Elisabetta Alberti Casellati e Paolo Zangrillo. I due sono, oltre che senatori, pure ministri e coordinatori regionali di Fi rispettivamente in Basilicata e Piemonte. L’accelerazione voluta da Antonio Tajani sui congressi regionali avrebbe infastidito la Casellati e Zangrillo, insidiati rispettivamente da Vincenzo Taddei e Roberto Rosso, che avrebbero visto traballare la riconferma e quindi la rielezione.
Veleni? Non si sa: quello che si sa è che Marina Berlusconi «blinda» attraverso un’altra velina Antonio Tajani: «La stima e il sostegno di Marina Berlusconi ad Antonio Tajani», fanno sapere all’Ansa i soliti ambienti vicini alla presidente Fininvest, «sono immutati». «Ragionavamo sull’avvicendamento prima del referendum», dice Stefania Craxi ai cronisti dopo l’elezione, «è stato tutto molto sereno. Non escludo ci siano stati malumori ma a me non sono arrivati. Grazie al cielo siamo un partito in cui si esprimono posizioni e si trova una sintesi. A Marina Berlusconi mi lega un sentimento di stima e affetto, lo stesso che legava i nostri padri. Detto questo, Marina Berlusconi non è adusa a, come dire, mettere becco se non esprimendo delle opinioni nel partito», aggiunge la Craxi, «quindi è stata una decisione di un gruppo politico condivisa da tutti e prima di tutto dal segretario». Tutto deciso da tempo, tutto liscio, quindi.
E la lettera? Non si sa, la Craxi dice di non saperne nulla, fatto sta che una fonte estremamente informata racconta alla Verità che «è successo tutto in 12 ore, ordine arrivato dall’alto». A quanto apprendiamo, la famiglia Berlusconi avrebbe «approfittato» della sconfitta al referendum per accelerare quel processo di rinnovamento più volte fatto trapelare ma mai realizzato. I Berlusconi non considerano i frontman del partito accattivanti dal punto di vista comunicativo, Gasparri rispetto a Paolo Barelli era più debole, in quanto il capogruppo alla Camera è pure il consuocero di Tajani. Vedremo se la Craxi sposterà un po’ Forza Italia verso l’area centrista: in questi giorni, dalla Cei a Confindustria, si moltiplicano gli appelli a una minore conflittualità tra i due schieramenti in nome dell’interesse nazionale.
Intanto, in Sicilia il partito è in frantumi: ieri mattina l’eurodeputato azzurro Marco Falcone ha incontrato il presidente Renato Schifani, rappresentadogli «la necessità, ormai evidente, di un cambio di passo nella gestione di Forza Italia in Sicilia», ma affermando di non aver ricevuto in merito «segnali sufficienti» dal governatore.




