La conversazione avvenuta il 7 marzo 2024 in piazza Cavour a Roma, davanti alla Cassazione, tra il magistrato, una delle sue presunte amanti e l’ex moglie.
Mario Fresa (Imagoeconomica)
La ex del consigliere Mario Fresa si oppone all’archiviazione e denuncia insulti sessisti, violenze e proposte di rapporti con prostitute, «col figlio in casa». La toga fu già condannata per i traumi all’allora consorte.
A dicembre è passata quasi sotto silenzio l’archiviazione da parte del Consiglio superiore della magistratura del sostituto procuratore della Corte di Cassazione Mario Fresa, storica toga progressista ed ex pm disciplinare (processava i colleghi), condannato nel 2024 a livello disciplinare alla perdita di due mesi di anzianità per le lesioni causate all’ex moglie brasiliana (la quale si fece un autoscatto con l’occhio pesto). «Trauma della regione frontale ed orbitaria destra, trauma regione zigomatica e trauma arto superiore destro e sinistro» si leggeva nel referto del Pronto soccorso che giudicava le ferite guaribili in sette giorni. Davanti al Csm, Fresa, «pur negando di avere agito intenzionalmente, aveva ammesso di avere esercitato un’azione violenta in danno della moglie» e aveva riconosciuto di «avere bisogno di un supporto psicologico, reso evidentemente necessario dalla sua incapacità di controllare i propri impulsi violenti».
A distanza di pochi mesi, i consiglieri di Palazzo Bachelet hanno deciso di soprassedere su un’altra presunta vicenda di violenze, questa volta nei confronti della nuova compagna, una cinquantenne di origine ucraina. In questo caso il procedimento penale è stato chiuso con l’archiviazione per la mancata presentazione di querela (necessaria per lesioni con prognosi inferiore ai 40 giorni) da parte della donna. Il Csm ha sorvolato anche sull’apertura di un secondo procedimento per maltrattamenti nei confronti dell’ex coniuge, la quale, il 30 gennaio del 2024, ha presentato una nuova denuncia (dopo avere ritirato quella del 2020) e si è opposta, attraverso l’avvocato Francesco Saverio Fortuna, alla richiesta di archiviazione firmata il 25 gennaio 2025 dalla pm romana Valentina Bifulco. A dicembre l’istanza non era ancora stata accolta dal gip.
In questo fascicolo sono state depositate dalla querelante prove da cui emergerebbero insulti razzisti, sessisti e perfino irricevibili proposte di ménage à trois. Dalla trascrizione di alcuni file audio, secondo la pm, si ha «conferma di un clima familiare molto teso, altamente conflittuale». Nelle registrazioni Fresa «alternava momenti in cui confessava alla querelante di amarla […], a momenti di rabbia in cui la insultava, rinfacciandole di avergli rovinato la vita e accusandola di essere stata con lui solo per interesse economico», oltre che di «essere una cattiva mamma».
Uno degli audio agli atti è particolarmente imbarazzante.
Il file è denominato «Mi dice che sto ingrassando e di chiamare un’altra donna». Leggiamo la trascrizione riportata nell’opposizione all’archiviazione firmata dall’avvocato Fortuna. Fresa: «Dai facciamo una cosa pazza... dai, ti prego...». Moglie: «Quale cosa pazza?». F.: «Dai... chiamiamo qualcuna». M.: «Ma perché dobbiamo fare ‘sta cosa adesso?». F.: «Dai, ti prego». M.: «Mario, non stai bene, devi chiamare il dottore». F.: «Perché devo chiamare il dottore?».
M.: «Perché non è normale che mi proponi di chiamare una prostituta per scopare adesso con noi dal nulla. C'è nostro figlio a casa. Che facciamo con lui?». Breve silenzio. M.: «Che fai?». F.: «Chiamo qualcuno». M.: «Come chiami qualcuno?». F.: «Sì». M.: «Non puoi chiamare nessuno dentro questa casa». F.: «Esco...».
Nell’istanza di archiviazione la Bifulco ha fatto riferimento alla scottante questione annotando che «la querelante precisava che l’indagato, il marito, oltre ad intrattenere diverse relazioni extraconiugali, le aveva proposto in più occasioni di coinvolgere altre donne nella loro vita intima, e che nel tempo aveva, gradualmente, smesso di preoccuparsi di dover nascondere i propri tradimenti, affermando che “si trattava solo di scopate”».
Alla fine per la pm «l’ipotesi accusatoria» di maltrattamenti contro famigliari e conviventi, però, «non è sufficientemente supportata», anche perché, a parte la tumefazione del 2020, secondo una consulenza ordinata dalla Procura, «non si rilevava alcuna forma di violenza commessa dall’indagato in danno della persona offesa».
Ma i problemi per Fresa non si limitano ai rapporti con l’ex coniuge. Secondo l’avvocato Fortuna, il magistrato sarebbe stato coinvolto in altri due procedimenti che vedrebbero come parte offesa la nuova compagna ucraina della toga, ufficialmente la sua infermiera.
La donna, contattata dalla Verità, ha negato di avere presentato denunce nei confronti dell’uomo.
Il 15 luglio del 2024 la cinquantenne straniera era stata fermata mentre vagava «visibilmente provata» e «in stato confusionale», con una ferita alla tempia profonda un centimetro, a un centinaio di metri dalla casa presa in affitto a Fregene da Fresa. Lei e il compagno erano stati al ristorante a festeggiare il compleanno della donna, poi qualcosa deve essere andato storto.
Due ragazze avevano trovato l’ucraina sanguinante sul lungomare e avevano avvertito i carabinieri.
I militari annotavano che la donna non collaborava, dichiarava di «voler rivedere quanto prima “Mario”» e «riferiva versioni dell’accaduto non chiare e discordanti, tra le quali, dapprima, quella di essersi ferita accidentalmente con il tavolo del ristorante e, a seguire, asserendo di essere caduta per terra, dopo essere scesa dal veicolo del Fresa».
Inoltre, «la stessa, ignorando i presenti, insisteva nel contattare telefonicamente “Mario”, chiedendogli di poter tornare a casa» e «piangeva in maniera costante».
Sul suo cellulare gli investigatori hanno trovato una chat con il magistrato in cui la donna «riferiva di aver paura» dell’uomo e lo definiva «pericoloso». Dopo avere ricevuto le prime cure in ospedale la signora aveva lasciato il Pronto soccorso senza presentare denuncia, dicendo di «voler tornare a casa dal proprio compagno», e quando, su richiesta dei pm, era stata convocata per un’audizione protetta aveva difeso a spada tratta Fresa, definendolo suo «datore di lavoro» (la donna avrebbe un regolare contratto da infermiera), nonostante anche con La Verità abbia confermato il legame sentimentale.
Fresa agli inquirenti ha, invece, spiegato di conoscere N. da 13 mesi, ha confermato di avere con lei una relazione e che la stessa sarebbe la sua infermiera. L’ha accusata di «aggressività verbale» e ha raccontato che la sera dell’incidente la compagna aveva bevuto, assumendo «un comportamento molesto» e «in stato di alterazione, sarebbe scesa di colpo dalla macchina».
Da parte sua il pm di Civitavecchia Roberto Savelli, il 28 settembre 2024, ha chiesto l’archiviazione perché la signora N., «escussa dagli operanti con modalità protetta, riferiva di essere infermiera di Mario Fresa, di non dimorare con lui ed escludeva di essere mai stata ingiuriata, minacciata, limitata o percossa dallo stesso che, al contrario, aveva sempre avuto nei suoi confronti un comportamento corretto; circa i fatti occorsi a Fregene, riferiva di essersi ferita accidentalmente a seguito di una caduta fuori dalla casa ove si trovava lo stesso Fresa», mentre era al telefono con lui.
Il 18 febbraio 2025 il gip Matteo Ferrante ha accolto la richiesta spiegando che anche se sussistesse «una relazione sentimentale essa non risulta accompagnata da stabile convivenza, il che preclude in radice la possibilità di inquadrare le condotte entro la cornice del contestato delitto di maltrattamenti per la cui integrazione, peraltro, difetterebbe il requisito dell’abitualità», senza contare che neanche per l’episodio del 15 luglio 2024 «è certa la riconducibilità all’indagato».
L’avvocato Fortuna ha ipotizzato l’esistenza di un quarto procedimento che potrebbe essere stato innescato da un’altra aggressione ai danni della compagna-infermiera (che nega qualsiasi violenza) e ad essa avrebbe assistito il figlio di Fresa e dell’ex moglie brasiliana: «Il bambino raccontava alla madre che due giorni prima aveva provato a chiamarla dal telefono del padre durante un’accesa lite tra il padre e la compagna» annota Fortuna nella sua memoria del 22 settembre scorso. «I vicini di casa avevano chiamato le forze dell’ordine e l’ambulanza, sentendo litigare Fresa e la signora N.. Il bambino, passando tra i due mentre litigavano, aveva ricevuto una gomitata alla testa dalla donna». All’ospedale Bambin Gesù al piccolo sarebbe «stato refertato un lieve trauma cranico».
Fresa, in una chat citata dall’avvocato Fortuna, avrebbe spiegato che il bambino «stava tranquillamente giocando con N. quando, accidentalmente, le ha dato una testata. N. a quel punto si è messa a urlare e i vicini hanno chiamato il 118».
Due mesi prima il minore avrebbe raccontato (è sempre la versione del legale) di avere «sentito dei rumori nel corridoio che comunica con la sua stanza» e «affacciatosi, aveva visto il padre che sbatteva contro il muro la compagna, cercando di immobilizzarla».
I nuovi capitoli della Freseide non hanno portato all’apertura di un nuovo procedimento disciplinare, mentre, come detto, a dicembre, è stata archiviata la pratica di trasferimento d’ufficio «per incompatibilità ambientale e/o funzionale» avviata davanti alla Prima commissione del Csm. Il procuratore generale della Cassazione Piero Gaeta ha deciso di non promuovere alcuna azione disciplinare (che deve valutare anche il possibile vulnus all’immagine della magistratura) e ha giustificato tale decisione con le richieste di archiviazione in sede penale (cosa che non esclude affatto il procedimento disciplinare, come dimostra la condanna alla perdita di anzianità per l’episodio del 2020). Gaeta, parlando del collega d’ufficio (lavorano entrambi al Palazzaccio), non ha rilevato nemmeno l’incompatibilità ambientale, non essendoci stato lo «strepitus» mediatico. Se i giornali non ne parlano, il problema non esiste.
Il Pg ha precisato di avere neutralizzato gli istinti di Fresa avendone «limitato le funzioni interne» in ragione di «queste problematiche che allora emersero e che ora si sono ripetute». Gaeta ha anche spiegato che il collega «svolge esclusivamente funzioni nella giurisdizione civile», partecipando a udienze della sezione tributaria e di quella del lavoro e ai giudizi di responsabilità civile da assicurazione, tutte questioni «assolutamente lontane da possibili attività giurisdizionali che riguardano persone, famiglie».
L’alto magistrato ha pure spiegato che «sotto il profilo strettamente professionale e funzionale la condotta del dottor Fresa in ufficio è stata sempre ineccepibile» e che, anche se «il riflusso, soprattutto mediatico, di queste notizie non gli ha giovato», non ha mai ricevuto «alcuna critica né da parte dei colleghi, né direi neppure esternamente».
Il Csm ha riconosciuto che «i fatti posti all’attenzione dell’autorità giudiziaria di Civitavecchia non risultano oggetto di alcuna divulgazione» e ha disposto l’archiviazione. Alla fine Fresa ha incassato 12 voti a favore e 7 contrari. Sei consiglieri si sono astenuti. Per il togato Marco Bisogni la delibera «lascia la porta aperta se dovessero esserci sviluppi». Mentre per la collega laica Isabella Bertolini, che ha votato contro l’archiviazione, «su questa vicenda, molto grave, occorre fare una riflessione profonda».
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Mario Fresa (Ansa)
Marcela De Paula, dipendente degli Esteri del Brasile, chiarisce i suoi rapporti con la toga della Cassazione «Lui si dichiarò ma io sto con un altro. Non può aver picchiato la consorte, perché è disabile. Lei piuttosto...».
Non finiscono i colpi di scena nella storia di amore e botte che coinvolge il sostituto procuratore aggiunto della Cassazione Mario Fresa e sua moglie, la trentaduenne brasiliana Sarah Urbanetz. La donna l'11 marzo ha denunciato il marito per lesioni e tre settimane dopo è tornata a vivere con lui per il bene del figlio. Adesso, nella vicenda irrompe la bella Marcela De Paula, amica di entrambi, brasiliana anch'ella e presunta causa della lite tra i coniugi Fresa. La signora, che lavora presso il dipartimento di promozione della lingua e cultura del ministero degli Affari esteri del suo paese, dopo aver letto il nostro articolo su un presunto ménage à trois, ci ha scritto per raccontarci la sua verità. Che ha suffragato con numerosi allegati. Inizialmente ci ha solo raccomandato di non pubblicare le prove a supporto del suo resoconto e di non citare il nome del suo fidanzato (un diplomatico italiano). Dopo tre giorni, però, ci ha ripensato: «Per adesso, non posso autorizzarla a pubblicare niente a nome mio. A meno che lei non citi “una fonte anonima"». Il motivo? «Hanno minacciato di farmi causa se dovessi parlare con lei o con qualsiasi altra persona prima di andare in commissariato […] dobbiamo essere prudenti e aspettare fin quando mi chiamerà il pm. Non sappiamo cosa ci sia sotto tutto ciò». Marcela non ci ha voluto svelare chi l'avrebbe consigliata di tacere. Anche per questo riteniamo che sia importante riportare la sua prima «rettifica». Che consideriamo rilevante per i fatti denunciati e per i personaggi coinvolti.
Nella prima mail la De Paula puntualizza il tipo di rapporto che la lega al magistrato. «Non ho una relazione col pg Mario Fresa. Veramente conosco il pg Mario Fresa da un bel po' di anni e tuttora siamo grandi amici, soprattutto perché sempre abbiamo condiviso le stesse idee politiche […] Le ricordo che ho una vita: un lavoro pubblico e rispettato, una figlia, un compagno che amo follemente e che uso il mio tempo libero per aiutare il prossimo». In un altro passaggio ha aggiunto: con Fresa «abbiamo condiviso una storia di amicizia stretta in passato, ma mai qualcosa che io veramente potessi considerare un rapporto amoroso». Ma il giudice avrebbe provato sentimenti diversi: «Mario effettivamente, dopo tanti anni di amicizia, diceva che si era innamorato di me e che non voleva sposarla, ma io e le persone intorno a noi lo abbiamo convinto (sbagliando) a sposarla. Nutrivo una sorta di pena verso quella donna che mi è sempre sembrata bisognosa di aiuto: non era istruita, non aveva lavoro». Per la nostra interlocutrice, purtroppo, «la signora Urbanetz ha letto i messaggi in cui io dicevo a Fresa che non doveva lasciare una donna nella settimana delle nozze perché per lei sarebbe stato troppo umiliante». Non è finita. «La signora Urbanetz si era arrabbiata perché Fresa le aveva detto di aver assunto un detective per pedinarmi e sapere di più di me e del mio compagno, se io mi fossi veramente fidanzata ecc. Se è vero o no, io sinceramente non lo so dire».
Marcela ci confida che sulla ricostruzione della lite ha molti dubbi e che a suo giudizio andrebbe chiarita: «Come può sferrare un pugno a una donna tre volte più grossa di lui un uomo che è disabile e non riesce a stare in piedi senza stampelle o senza appoggiarsi al braccio di qualcuno?». E le violenze psicologiche? Le diete a cui Sarah sarebbe stata costretta a sottoporsi? «Ho letto che la signora Urbanetz diceva che Mario la incitava a dimagrire per diventare come me. È una follia! Lei è sempre stata in sovrappeso e questo non è mai stato un problema per Mario». La trentaseienne carioca ci offre altri retroscena della lite: «Fresa, nei due giorni precedenti la supposta aggressione, avrebbe inviato un messaggio al vecchio avvocato chiedendo informazioni per annullare il matrimonio con la Urbanetz. Il giorno prima, durante una lite, sembra che lui si sia fatto male al piede e sia stato visitato dal fisioterapista. Non voleva andare dal medico per paura del coronavirus».
In ogni caso le lesioni del 10 marzo sarebbero l'epilogo di una relazione complicata, in cui non ci sarebbero un solo carnefice e una sola vittima: «La signora Urbanetz è una donna un po' problematica che ha paura di perdere il figlio. […] Ha conosciuto Fresa in un momento in cui lui era molto depresso. La mia amicizia con Mario è iniziata quando lui mi ha chiesto aiuto. Mi riferiva continuamente che la ragazza lo aggrediva (anche fisicamente) e che era ossessivamente gelosa. Gli toglieva le stampelle (lui è disabile da quando è bambino), lo chiudeva in casa (cosa di cui Fresa si lamenta in una delle chat, ndr), entrava nelle sue mail e nel suo telefono e chiamava sempre tutte le sue ex ragazze». Insomma una vita d'inferno. Complicata dal vissuto del giudice, il quale, oltre ad avere problemi di deambulazione, sarebbe stato coinvolto in un grave incidente in cui «hanno perso la vita la madre e l'unica sorella».
Alcune persone vicine a Fresa ci avevano anticipato l'esistenza di informazioni «sensibili» sulla moglie del pm e che erano pronte a divulgarle se la donna avesse continuato a recitare la parte della vittima. Forse si tratta degli stessi «scheletri nell'armadio» che la De Paula tira fuori con noi, quando ci fa sapere che la Urbanetz «sembra non aver un passato pulito»: «Fresa mi ha raccontato che la signora Sarah avrebbe omesso, per entrare a lavorare in ambasciata (ha fatto per qualche mese la sostituta in portineria), dove richiedono la fedina pulita, che era stata espulsa dall'Italia, in seguito al coinvolgimento in una rissa» quando «era “clandestina"». I fatti risalirebbero a una decina di anni fa. La donna ci invia alcune foto scaricate da Facebook che immortalano Sarah con un'amica di Viterbo, Deuriana, la quale era con lei «quando c'è stata la rissa» e che «magari saprà qualcosa del primo matrimonio di lei».
Infatti le peripezie della Urbanetz non sarebbero finite. «In seguito lei viene espulsa ufficialmente dell'Italia […], ma riesce a rientrare, sembra, dopo un matrimonio “combinato" per ottenere i documenti “puliti", sempre secondo Fresa». Pare che questo marito italo brasiliano, di nome Marcelo, fosse coinvolto in qualche brutto giro e adesso si troverebbe fuori da territorio italiano, forse a Londra. «Fresa mi ha detto solo che vivevano a Viterbo e che lei si sarebbe nascosta (non lo so bene se a causa della rissa o della clandestinità) a Caprarola. E che prima la Urbanetz abitava a Civitavecchia». A questo punto, però, la scrivente ci mette in guardia: queste sono tutte cose raccontate dal sostituto procuratore generale e potrebbero essere bugie. «Ieri ho scritto un messaggio su Fb, dicendo alla Urbanetz che se è una vittima, io sarò senza dubbio della sua parte. Se lui l'ha picchiata è una cosa veramente molto triste, anche se Fresa diceva che lei aspettava questo per diventare ricca e ricattarlo».
I ricordi continuano: la toga avrebbe «portato il fratello di Sarah in Italia (lui lavorava come Uber in Brasile) ed è riuscito ad avere il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Secondo la Urbanetz, il fratello rischiava la vita in Brasile, a causa del lavoro che svolgeva». Marcela non ci sta: «Io aiuto anche i rifugiati e non ho mai visto nessuno riuscire a ottenere questo tipo di permesso perché era un autista di Uber, in Brasile! Uber è legale in Brasile. Non mi quadra».
Ma c'è un ultimo intreccio degno di una soap opera sudamericana che la De Paula mette per iscritto: «Prima che la Urbanetz si trasferisse a casa di Fresa, lui conviveva con la zia di lei (ovviamente non si parlano più)», una certa Marcia. «Ci sono anche dettagli in questa storia che, per paura, adesso non posso raccontare. Per mandare via questa donna, in Brasile, hanno fatto delle cose molto brutte. Ho paura, signor Amadori. Anche la mia famiglia ne ha». La tranquillizziamo e le assicuriamo che magistrati e giornalisti vorranno lumeggiare tutta questa storia.
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