Se sono in ballo gli affari con la Cina l’Europa si scorda dei diritti umani
La linea dura usata con Polonia e Ungheria non vale per l'ultimo accordo con Pechino.
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La linea dura usata con Polonia e Ungheria non vale per l'ultimo accordo con Pechino.
Ancora un punto segnato da Angela Merkel, che salvaguarda così le imprese tedesche.
Francia e Polonia (con lo zampino Usa) contrarie al patto sugli investimenti da siglare entro l'anno. Il caso diritti umani.
Si parla molto di finanziamenti (a oggi virtuali) e non di progetti: il sospetto è che vengano usati dall'apparato statale solo per fare assistenzialismo. Ma così si accantona il Parlamento e si crea un dirigismo regolatore.
Le clausole dei contratti firmati dalla Commissione sono state secretate, plausibile che i produttori abbiano uno scudo penale.
Continua la sfida per le risorse proprie dell'Unione europea che vede in prima linea una serie di iniziative fiscali. Mirate a modificare la sovranità dei singoli Stati.
Salta la verifica con Giuseppe Conte: «Teresa Bellanova è impegnata in Europa». Poi un'altra giravolta: «Nessuna crisi, ma vogliamo il Mes».
Il capitalismo liberista soccombe al dirigismo di Pechino: così, le nostre élite lavorano al totalitarismo tutto tecnica e medicina.
La retorica dei finanziamenti «storici» nasconde il fatto che non c'è nessun euro in più rispetto a quelli decisi in manovra: cambia solo il creditore. L'ex consulente di Romano Prodi: l'Italia continuerà a dare più di quel che riceve.
Il progetto del «mondo nuovo» che gli euroburocrati ci stanno apparecchiando non ammette voci alternative. E a Londra si vuol far pagare ad ogni costo il fio del suo dissenso. Usando un trucco come la clausola «arpione».
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