I pro Pal rovinano la festa a Kamala Harris: tensione alla convention democratica
La sinistra americana rivive l’incubo delle proteste sul Vietnam del 1968. Attesi 40.000 contestatori che chiedono l’embargo delle armi a Israele. Joe Biden irritato.
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La sinistra americana rivive l’incubo delle proteste sul Vietnam del 1968. Attesi 40.000 contestatori che chiedono l’embargo delle armi a Israele. Joe Biden irritato.
L’ex astro nascente della sinistra americana Tulsi Gabbard: «Ho lasciato il partito di Biden perché, al di là del nome, odia la democrazia. Harris è impreparata e pericolosa, contro gli avversari userà anche le forze dell’ordine».
Il magnate vince la guerra con Garm, il cartello dei pubblicitari. Intanto il fact checking sul Covid è finanziato da Big Pharma.
Nemmeno la nomina di Walz come vice ha fatto calmare i pro Pal, che hanno interrotto un comizio della Harris accusandola di sionismo. Smentite le balle sul partito compatto.
La base si oppone alla (possibile) candidatura di Josh Shapiro, governatore ebreo della Pennsylvania, che è uno Stato chiave.
Tra i principali sponsor del passo indietro di Joe Biden, l’ex presidente ora vuole decidere il candidato, stavolta in disaccordo con i Clinton. Il suo uomo resta Gavin Newsom, ma Nancy Pelosi media tra le varie posizioni.
Scatta la gara a finanziare la vicepresidente: con lei l’ala liberal della Silicon Valley e i vecchi amici della Open society.
Il presidente cede alle pressioni (tardive) del suo stesso partito e annuncia il passo indietro sulle elezioni: «Mi ritiro dalla corsa». Poi fa subito l’endorsement alla vice Kamala Harris, ma fra i democratici spaccati è già scattata una lotta intestina.
Il presidente ha interrotto la campagna elettorale per isolarsi I big del partito non lo vogliono più. E lui rivaluta Kamala Harris.
Il discorso di Amber Rose preoccupa i dem: «Credevo alla propaganda di sinistra, mi sono ricreduta». Intervengono anche gli avversari alle primarie Ron DeSantis e Nikki Haley.
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