Dazi, negoziati in panne. Bruxelles dimostra di essere un danno
Il dialogo fra Casa Bianca e Commissione è impossibile perché ogni nazione ha interessi diversi. Brexit è la fortuna di Starmer.
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Il dialogo fra Casa Bianca e Commissione è impossibile perché ogni nazione ha interessi diversi. Brexit è la fortuna di Starmer.
Asse per creare un gruppo di contatto informale con l’America contenendo la Francia.
Trump sgancia la bomba, Borse a picco. Le cancellerie europee scommettono sulla boutade, ma il coltello dalla parte del manico ce l’ha Washington. Se la trattativa si arena, palla ai governi nazionali.
Starmer firma la prima intesa e indica una via. La Commissione però insiste colpendo i simboli americani come whisky e Suv.
La Casa Bianca pressa: basta deroghe dopo i 90 giorni. L’Unione apre alla richiesta di ridurre l’aliquota dell’imposta sulle società.
Bruxelles, su pressing della Francia, cerca di raffreddare (se non boicottare) l’organizzazione del meeting con Donald Trump. Parigi briga anche per dirottare la Via del Cotone sui porti della Provenza, facendo fuori l’Italia.
L’ago della bilancia commerciale fra Usa e Ue è il Gnl, che l’Italia ha promesso di acquistare in quantità. Ma il reale obiettivo di Washington è farselo comprare dalla Germania, che «vanta» il surplus maggiore.
L’europarlamentare di Fdi, Nicola Procaccini: «Il vero bersaglio di Trump non è l’Europa ma la Cina».
Von der Leyen raccoglie l’assist della Casa Bianca e sceglie il dialogo, caldeggiato da Roma. Budapest esulta. La Commissione: «Adesso trattiamo, pronti a qualunque esito tra 90 giorni». Trump: «Risposta intelligente».
Bisogna scegliere tra America e Pechino, non esiste terza via. Gli interessi di Parigi e Berlino non coincidono con i nostri.
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