America e Cina, è resa dei conti. Trump congela i dazi agli altri
Bisogna scegliere tra America e Pechino, non esiste terza via. Gli interessi di Parigi e Berlino non coincidono con i nostri.
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Bisogna scegliere tra America e Pechino, non esiste terza via. Gli interessi di Parigi e Berlino non coincidono con i nostri.
Prima della «tregua» dichiarata dalla Casa Bianca, Bruxelles approva misure per 21 miliardi da attuare in tre tranche, la più dura a maggio. Ungheria contraria. La Commissione: «Possono essere sospese in qualunque momento, noi preferiamo un accordo».
La Borsa americana si esalta. Giù il Vix, l’«indice della paura». Ma le piazze europee avevano già chiuso la giornata in rosso. Per Piazza Affari perdita del 2,75%.
Trump annuncia in contemporanea lo stop globale e un ulteriore inasprimento per la Cina: «Ci ha mancato di rispetto. Invece gli altri Paesi hanno chiamato per negoziare e non hanno dato vita a delle ritorsioni».
Misure ritorsive sarebbero un boomerang e ci darebbero in pasto a Pechino. Prendiamo esempio dall’India, che al muro contro muro preferisce il negoziato. Del resto, anche i nostri top manager invitano alla calma.
Dopo il terremoto provocato dalla Casa Bianca, la Fed è al lavoro mentre la Bce sembra impreparata. Davanti a deflazione e recessione incombenti bisogna correre a tagliare i tassi. Rispondendo tempestivamente anche al problema della liquidità.
Una cinquantina di Paesi propongono negoziati al tycoon. Telefonata col premier giapponese, che volerà a Washington. Il Vietnam offre l’azzeramento delle proprie barriere, ma non basta. Nuove minacce a Pechino.
La Von der Leyen prima propone a Washington di azzerare i dazi sull’industria e poi stila la lista dei prodotti sui quali applicare le gabelle anti Usa. Non dovrebbe esserci il bourbon per evitare ritorsioni su vini e champagne. Acea…
La crisi finanziaria innescata dalla decisione di Donald Trump di imporre dazi sulle merci in arrivo negli Stati Uniti sta mettendo in luce ciò che da tempo sosteniamo sulle pagine della Verità. Ovvero che l’Europa è un prodotto nato in…
Giocando con le parole si può dire che questo Vinitaly è guidato dalla paura dei dazi. I vignaioli sembrano un po’ Travis - il leggendario tassista interpretato da Robert De Niro - impauriti dall’autorità costituita: quella dell’Europa che è il…
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