Paolo Itri: «Ho vinto il ricorso, ma il Csm mi fa fuori. Il Sistema comanda»
Il pm di Napoli: nemmeno la sentenza del Consiglio di Stato mi restituisce il posto all’Antimafia. Vincono sempre le correnti.
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Il pm di Napoli: nemmeno la sentenza del Consiglio di Stato mi restituisce il posto all’Antimafia. Vincono sempre le correnti.
Il ministro Carlo Nordio, nel libro «Giustizia», se la prende con i giudici che non si limitano solo al rispetto della legge, ma si autolegittimano come garanti di valori che mirano a voler affermare la verità sostanziale.
L’ex capo della coop 29 giugno prelevato di notte da una comunità di recupero per alcolisti e spedito in carcere a 66 anni. Voleva pentirsi, ma appena ha cominciato a parlare di Zingaretti sono iniziati i guai. Il «cecato» Carminati…
Ma la toga napoletana non sfigura. Marco Bisogni (Unicost) fa il pieno. Fumata nera anche per il pm del caso Grillo, Gregorio Capasso.
L’elezione dei membri togati ha sancito una vittoria (risicata) del cartello delle toghe progressiste: eletti 11 consiglieri sui 20 totali. Magistratura indipendente al primo posto con Area per numero di voti (558). Ora mancano i membri laici scelti dal Parlamento.
Nelle carte sul Miur le chat sul cognato di Cafiero De Raho assunto dall’imprenditore Bianchi. L’incontro con Palamara.
La candidatura del pm Roberto Fontana avrebbe contribuito a posticipare il deposito del rinvio a giudizio o dell’archiviazione, ora previsto a ridosso del voto. Atteso anche il secondo grado per il processo Profumo.
Prima di intercettare Luca Palamara & C. all’hotel Champagne, un magistrato aveva avvisato il procuratore di Perugia di «molteplici contatti» tra un indagato e il parlamentare Cosimo Ferri. Che non poteva essere ascoltato. Ma la captazione andò avanti, e sconvolse…
Lo scoop della «Verità» mostra che, nello scandalo Csm che ha terremotato le Procure di mezza Italia, i primi a violare le norme sarebbero stati i pm. Il nuovo governo deve procedere alla riforma dei tribunali per scardinare il sistema…
L’azienda ideata dalla presunta talpa e guidata fino al 2017 dal fratello Luigi non possedeva il «nos» e aveva un imputato tra i soci. Dall’ufficio giudiziario umbro arrivati nelle casse della società circa 1,3 milioni di euro.
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