Armi, Zelensky «sotto tutela» Usa
Il Congresso preme sulla Casa Bianca per affidare a un coordinatore il dossier bombe. Una stretta su invio e distribuzione in loco che puzza di «commissariamento» per Kiev.
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Il Congresso preme sulla Casa Bianca per affidare a un coordinatore il dossier bombe. Una stretta su invio e distribuzione in loco che puzza di «commissariamento» per Kiev.
La pressione sulla città è insostenibile. I resistenti dell’acciaieria: «Portateci in salvo in un Paese terzo». Nella parte occupata si pianifica la sfilata «per la vittoria».
Il consulente strategico Edward Luttwak: «Siamo al limite dell’escalation nucleare, si faccia subito un referendum nelle due regioni contese: solo così il conflitto può arrestarsi. Basta insulti allo zar, Kiev e Mosca sono pronte a trattare».
La Cina annuncia che «rafforzerà la cooperazione strategica con Mosca». L’Indonesia dice no agli Usa sul G20. Pakistan e India si avvicinano a Pechino. Si sta creando un nuovo ordine mondiale. In chiave antiamericana.
Lo scontro tra fazioni congela la metà della produzione del Paese, sul quale Roma conta anche per il metano. Intanto Parigi insiste con l’embargo sul petrolio, che però danneggerà solo noi: i russi lo venderanno a Delhi.
Il conflitto ucraino riaccende micce nel Karabakh (dove Volodymyr Zelensky e lo zar sostenevano schieramenti opposti) e tra Hamas e Israele. Rialzano la testa persino la Corea e l’Isis.
Il grande filosofo fu anche cronista appassionato di geopolitica: nella seconda metà dell’Ottocento scrisse numerosi articoli molto critici con l’imperialismo zarista e con l’atteggiamento occidentale. Sono stati appena ripubblicati e presentano un’incredibile attualità.
Project dynamo in Ucraina, oltre alle donne, ha evacuato bimbi consegnati agli acquirenti in Canada, Usa e Regno Unito.
L’associazione, criticata per le sue idee su Vladimir Putin, torna buona contro il ricordo di Sergio Ramelli.
Da un lato Roma chiude i porti alle navi russe e Mosca vieta l’ingresso di Boris Johnson nel Paese. Dall’altro il Consiglio panucraino delle Chiese invoca una «tregua per le feste» di cristiani, ebrei e musulmani.
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