Raimondo Vianello, fuoriclasse in campo e in tv marcato a uomo da Sandra
Il comico aveva una grande passione per il calcio: intitolò la sua squadra alla Mondaini. Ci giocai contro, mi impressionò per la sua lucidità e la tecnica. Ma quanto menava...
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Il comico aveva una grande passione per il calcio: intitolò la sua squadra alla Mondaini. Ci giocai contro, mi impressionò per la sua lucidità e la tecnica. Ma quanto menava...
Giancarlo Pajetta, famoso per le battute, tra sarcasmo e rabbia, definiva i democristiani «cornutacci». Mi chiese di dirigere Paese Sera, lasciai cadere la proposta e forse feci un errore.
Ad agosto si ferma la Repubblica fondata sulla televisione. Anche i conduttori hanno la pessima abitudine di andare in vacanza. Ed è l'occasione per fare un'analisi di ciò che è accaduto nella stagione passata, in attesa di quella nuova. Paolo…
Nei suoi film Salvatore Samperi mise in scena la scoperta innocente della donna e trasformò Laura Antonelli in un'icona. Maoista confuso e artista insicuro, prese il coraggio in prestito dalla moglie.
Le conduttrici Rai si sono imposte come signore del video. Non mancano le gattemorte e le miracolate ma per gli ascolti si punta sempre sull'usato sicuro: da Paola Ferrari ad Antonella Clerici, da Milly Carlucci a Mara Venier.
Si narra che Gianni Agnelli, per ridimensionarne l'orgoglio, gli fece assaggiare due vini e chiese il suo parere da esperto. Ai suoi distinguo lo gelò così: «Vengono dalla stessa bottiglia».
Ebbi il privilegio di incontrare Laura Antonelli. Sembrava la vicina di casa semplice, ma si rivelò misteriosa e inavvicinabile. Una favola moderna che divenne una storia drammatica.
Ancora oggi mi commuovo alle sue canzoni. È la sua personalità a renderla unica Si è arresa all'inesorabile depressione, conclusione simbolica della sua esistenza.
Diogene, detto il cinico, Il filosofo che rinunciò a tutti i beni materiali, tanto da vivere in una botte aperta. Polemico e inflessibile, disse ad Alessandro Magno: «Scostati che mi fai ombra».
Aveva un caratteraccio, litigò furiosamente con Brera, che lo definiva «il mio Nobel personale», e con me. Ma Giovanni Arpino fu scrittore eccezionale e fecondo. Con uno stile originale
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