Rai, partiti contro Fuortes per colpire Draghi
Al cda di mercoledì l’ad rischia grosso (ha due voti su sette) dopo la defenestrazione di Mario Orfeo, gradito ai dem.
Al cda di mercoledì l’ad rischia grosso (ha due voti su sette) dopo la defenestrazione di Mario Orfeo, gradito ai dem.
Il cda scade a giugno: dem e M5s, che dominano l'azienda, si preparano a occuparla ancora di più. La rivoluzione dovrebbe concretarsi nel conquistare il 10% che manca per vincere al Risiko dei direttori.
L'ex direttore del «Corriere» profilo giusto per la presidenza. Mentre la lettiana di ferro, al rientro da Netflix, sarebbe l'ad.
Il capo di Italia viva trascina sull’Aventino Elly Schlein: niente voto, a differenza di M5s e Avs. E fa scattare la rissa nelle file dell’opposizione. Non solo, l’ex premier finge di non sapere che la tanto criticata lottizzazione è il…
L’ad Roberto Sergio: «Dispiace, era confermata». Auguri ironici dalla Lega. Ok del cda ai nuovi direttori (Gianmarco Chiocci al «Tg1», Antonio Preziosi al «Tg2») ma il no di Marinella Soldi diventa un caso. Decisiva l’astensione del grillino Alessandro Di Majo.
Registrazione completata. Ti abbiamo inviato un'email per confermare il tuo account.