Dopo gli ultimatum al Parlamento la Cartabia scopre la Corte «neutrale»
L’ex Guardasigilli tifava per le toghe creative. Ma se la destra ha voce in capitolo nella nomina dei futuri giudici, cambia idea.
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L’ex Guardasigilli tifava per le toghe creative. Ma se la destra ha voce in capitolo nella nomina dei futuri giudici, cambia idea.
Il processo flop all'Eni è stato il detonatore della guerra civile tra magistrati: il Guardasigilli ha il dovere di fare chiarezza. Fughe di notizie, vendette e compromessi: la Procura di Milano è diventata un porto delle nebbie nell'indifferenza generale.
Per Giuseppe Remuzzi, siamo usciti «migliori» da questi tre anni. Marta Cartabia, che lavorò alla norma contro i sanitari renitenti, ciancia di «giustizia che ricuce». E lo schiaffo a Conte suggella l’autogiustificazione dell’ex regime.
«Il Fatto» fa dire a Giuseppi che è pronto alla sfiducia. Rocco Casalino sconfessa il quotidiano.
La delegazione guidata da Andrea Orlando prima si fece imporre l’«inchino» ai mafiosi, poi si prodigò a rabbonire Alfredo Cospito, arrabbiato con l’ex ministro che l’ha messo al 41 bis. I medici stoppano l’allarme: «Non sta morendo».
La norma è cruciale per la riuscita del Pnrr, ma nel Guardasigilli prevale l'esigenza di non scontentare nessuno, soprattutto Pd e pentastellati. L'unica speranza ora è il referendum leghista: andiamo a firmare.
La riforma dell’ex ministro fa nuovi danni: non facendo appello, l’ex magnate condannato per stupro starà dentro meno di 7 anni.
Dalla prescrizione alla possibilità di presentare appello da parte dei pm, sono gli orfani di Alfonso Bonafede e il perennemente indignato Enrico Letta a far barriera alle proposte di Marta Cartabia
Il Quirinale, Bruxelles, un candidato alla segreteria del Pd: al club degli estimatori del testo che ha riempito di buchi la giustizia si sono iscritti in tanti. Quasi tutti a sinistra. Con in testa Sergio Mattarella, che fu il grande…
La Corte ha il vizietto di mettere i piedi in testa al Parlamento: si sostituisce al legislatore invece che limitarsi a controllare le norme. A questo serve la convocazione delle «voci di fuori» voluta dal presidente ora ministro.
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