Il dissenso del Colle non ferma lo stop alla carne sintetica. Coldiretti esulta
La Camera vota la legge sgradita al Quirinale e a Bruxelles. Rissa sfiorata fra Prandini, Magi e Della Vedova di +Europa.
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La Camera vota la legge sgradita al Quirinale e a Bruxelles. Rissa sfiorata fra Prandini, Magi e Della Vedova di +Europa.
Il Quirinale pronto a bocciare il provvedimento varato dall’esecutivo Meloni (ora alla Camera) che proibisce la produzione e la vendita di alimenti coltivati nei bioreattori. Che fanno gola solo ai miliardari progressisti.
Il gruppo, che lega colossi come Blackrock ai produttori di carne artificiale finanziati da Bill Gates, chiede di dirottare i fondi sugli alimenti «ecologici». Fatti in laboratorio.
Il giornalista francese autore della prima grande inchiesta sulle lobby dell’alimentazione in vitro: «Per loro la natura non esiste. C’è solo un universo clinico. Dove transumanisti e cosiddetti altruisti-animalisti ritengono che si possa evitare la morte».
Emilia-Romagna, Puglia, Campania e Toscana sono territori che in larga parte campano sugli allevamenti e la loro lavorazione. Lo stop al cibo naturale sarebbe un disastro produttivo-reddituale e occupazionale.
Censurata la petizione della Confederazione contro il cibo artificiale. Il social fa le pulci alle definizioni ma finge di non sentire l’allarme di Fao e Oms sui pericoli per la salute: il business non ammette ostacoli.
Il docente di Economia agraria Felice Adinolfi: «Presentare la carne in provetta come la salvezza del mondo è folle. Quattro o cinque proprietari di tecnologie brevettate potrebbero accendere e spegnere un bioreattore e decidere come sfamarci. Distruggendo la filiera».
Per gli ideologi della sinistra liberale, tutto si può contestare tranne l’avanzamento della società: chi si oppone alla marcia trionfale del progresso è ottuso e arretrato. La carne sintetica e l’intelligenza artificiale vanno accettate come fossero una religione.
Lo chef dell’Osteria del Viandante, Jacopo Malpeli: «Quasi nessuno mangerebbe bistecche non naturali. Per salvare l’ambiente si torni al “poco, ma buono”. Ma giù le mani dai piatti della nonna».
Anche Confindustria Veneto è rimasta vittima della falsa narrazione sulla validità economica e nutritiva dei cibi in provetta. In Italia esiste una sola azienda che se ne occupa: sono i grandi colossi, finanziati dall’Europa, che invece ci guadagneranno.
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