bosco

{{ subpage.title }}

Nathan Trevallion ha visitato una nuova casa dove potrebbe trasferirsi prossimamente insieme alla moglie Catherine, che da venerdì scorso è tornata nella casa nel bosco dopo la decisione del tribunale per i minorenni dell'Aquila di allontanarla dalla casa famiglia dove sono ospitati i loro tre figli.

A rivelarlo è stato Armando Carusi, ristoratore e imprenditore di Ortona, che ha offerto in comodato d’uso gratuito il proprio B&B alla famiglia nell’attesa di una decisione sul ritorno dei bambini.

«Con Nathan e il sindaco siamo andati a vedere la casa nuova che il Comune ha messo a disposizione già da un po’» – dice Carusi. Devo dire che Nathan è rimasto molto contento. È una casa nuova, stupenda, isolata, vicina al bosco e a dieci minuti dal loro casolare. Il contratto stipulato con loro per il mio B&B, peraltro, scade a fine mese».

I test alla famiglia del bosco li fa l’esperta che la insultava
Ansa
La dottoressa Ceccoli ha scelto come collaboratrice una giovane collega che, in precedenza, aveva pubblicato sui social alcuni post caustici verso i Trevallion. L’ennesimo caso di ostilità nella vicenda dei bimbi allontanati.

d’ufficio nominata è la dottoressa Simona Ceccoli, una psichiatra che di solito opera presso una Rsa, il presidio ospedaliero Villa Letizia a L’Aquila. I tempi fissati per la perizia sono piuttosto lunghi, 120 giorni, quattro mesi che si aggiungono a quelli che la famiglia ha già trascorso separata. Per altro, la perizia è iniziata non senza difficoltà e con rallentamenti di vario tipo. Ci sono stati problemi con il traduttore, ne era stato individuato uno che, però, aveva parecchi impegni e la data di inizio è stata slittata. Poi sono state scelte altre figure che però hanno comunque una agenda fitta, motivo per cui gli incontri non sono nemmeno troppo facili da organizzare. Insomma, non sta proprio fluendo tutto liscio.

Continua a leggereRiduci
Il «selvaggio» piace solo in film e favole. Se scegli il vero bosco ti trattano da matto
La famiglia Trevallion (Ansa)
La natura di «Avatar» è un prodotto artificiale dei progressisti: quella reale è aspra e feroce. Infatti allo Stato madre non va bene.

Da quando è uscito, il 17 dicembre scorso, il terzo film della serie Avatar, intitolato Fuoco e cenere, è stato visto in Italia da diverse decine di migliaia di spettatori incassando oltre 15 milioni di euro. Ovviamente il successo è globale: negli Stati Uniti ha raggiunto i 218 milioni di dollari di incassi, che diventano 760 e passa milioni di dollari a livello mondiale. Non stupisce, dopo tutto Avatar è un franchise che si adatta perfettamente allo spirito del tempo, anzi si può dire che abbia largamente contribuito a plasmarlo. Non c’è dubbio che anche il nuovo capitolo sia godibile e visivamente straordinario: è un fantasy classico, in fondo, che mette in scena l’antica lotta fra le forze del bene e quelle del male, semplicemente con qualche sfumatura woke. Ci sono i colonizzatori bianchi occidentali, per lo più maschi, che invadono il pacifico mondo dei Na’vi, popolazione umanoide di colore blu molto simile ai nativi americani, insomma siamo a Balla coi lupi fra le stelle. Hollywood cerca ancora di fare i conti con il genocidio degli indiani risarcendoli tramite la produzione di immaginario: i buonissimi selvaggi si trovano per l’ennesima volta a fronteggiare gli spietati visi pallidi, una trama che dagli anni Settanta in poi abbiamo visto ripetersi con una certa frequenza.

Continua a leggereRiduci
I burocrati di un Paese devastato dai divorzi dividono un nucleo unito
La famiglia Trevallion-Birmingham (Ansa)
Una nazione le cui grandi città sono abitate per lo più da persone single invade un focolare felice. È il delirio di onnipotenza dello Stato moderno.

Forse è vero che gli Stati sono un po’ troppo invadenti. Per ora, l’intervento salvifico dello Stato italiano per salvare i tre bambini Trevaillon dagli orrori dei boschi e delle famiglie giramondo ha dimostrato soprattutto la distanza abissale tra le convinzioni e le pratiche dell’assistenza sociale italiana ai bambini e la realtà dei loro bisogni, delle loro attese, e delle loro risorse. L’irruzione salvifica della giustizia in una famiglia che è ancora felicemente unita in una nazione devastata dai divorzi, dagli omicidi tra i famigliari e da ogni tipo di disturbo e violenze tra di loro lascerebbe di stucco se non fosse che l’ultimo episodio di una situazione frequentissima, del resto appartenente alle fantasie di onnipotenza degli Stati moderni, con la loro ridicola pretesa della superiorità burocratica sui saperi e risorse della semplice persona umana e delle sue radici profonde e naturali.

Continua a leggereRiduci
L’Anm fa pressioni sul tribunale. Pensa al referendum, non ai bambini
(Imagoeconomica)
Il presidente della sezione Abruzzo accusa l’esecutivo di strumentalizzare la famiglia nel bosco in vista delle urne, ma è lei a parlare di riforma e a pretendere l’intoccabilità delle toghe. Con il sostegno della sinistra.

Marika Bolognese, curatrice speciale dei bambini della cosiddetta famiglia del bosco, ha rilasciato al Corriere della Sera alcune dichiarazioni che fanno saltare sulla sedia. «I tre figli dei Trevallion sono bambini fantastici, rispettosi. Ma hanno delle difficoltà che non possono essere taciute», dice la signora. «Si tratta di bambini ben più maturi della loro età. Hanno maturato esperienze sul campo. Però quando la più grande di 8 anni ha difficoltà a scrivere correttamente il suo nome e cognome, non si può soprassedere».

Continua a leggereRiduci
Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy