Tre nuove sberle all’ideologia dell’auto elettrica
In Inghilterra, fallisce il colosso delle batterie. Tesla ammette gli spot ingannevoli. E a Davos si boccia la transizione lampo.
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In Inghilterra, fallisce il colosso delle batterie. Tesla ammette gli spot ingannevoli. E a Davos si boccia la transizione lampo.
Gli ultimi numeri dicono che in Europa, ma soprattutto da noi (-34%), le vetture a batteria non attecchiscono. Più che portare un produttore di Pechino servirebbero i coreani o i giapponesi, molto più forti nel plug-in.
Le fonderie del Dragone tagliano la produzione del metallo chiave del Green deal. I prezzi schizzano, anche perché da dieci anni non si scoprono giacimenti. Washington si difende, Vecchio continente non pervenuto.
Dopo aver rallentato la catena logistica con le serrate e fatto scorta di materie prime, Pechino svaluta la moneta per inondare i mercati europei con le sue merci nei prossimi mesi. Mentre le nostre aziende saranno costrette a limitare la…
La debolezza dell’economia interna porta Pechino a spingere sull’export di auto elettriche, batterie e pannelli solari per confermare un incremento del Pil al 5% nel 2024. Gli Usa hanno previsto limiti all’import dall’Asia.
I sindaci socialisti hanno speso 50 milioni di euro per 4.000 vetture a pila e 1.100 piazzole per le ricariche. Il progetto però è fallito. Ora le carcasse giacciono abbandonate e le batterie sono una bomba ecologica.
Si vendono più Ferrari che 500 Abarth a batteria. E in Germania imprese e sindacati rivedono i piani. Facile che Olaf Scholz li segua.
Con il passaggio obbligato all’elettrico nel 2035 i fatturati schizzeranno soprattutto nel settore del lusso. Le case brindano. Bruxelles ignora la lezione impartita da guerra e pandemia e rinuncia alla sovranità.Per chi ha un box necessario installare dispositivi e contatori.…
Stesso modello di quello della strage. L’assessore: «Possibile un blocco allo sterzo».
Pechino sbaraglia la concorrenza europea e americana sui prezzi delle vetture a corrente con il monopolio delle materie prime. Inoltre pesano i ricchi contributi governativi e la paga oraria di un operaio a 3,7 dollari.
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