Gli antifa «censurati» sfilano in copertina e sui palchi in piazza
Antonio Scurati, atteso da Fabio Fazio, ieri era al corteo di Milano. Roberto Salis, invece, ha affiancato Roberto Gualtieri. Intanto, Serena Bortone gongola in prima pagina.
Antonio Scurati, atteso da Fabio Fazio, ieri era al corteo di Milano. Roberto Salis, invece, ha affiancato Roberto Gualtieri. Intanto, Serena Bortone gongola in prima pagina.
Mentre «Avvenire» fa da megafono all’Anpi, tacendo i crimini delle brigate comuniste, «Rep» e «Stampa» fanno scorpacciate di retorica sulla libertà. Garantita però, e il Covid lo dimostra, solo a chi esegue gli ordini.
Fischi e scontri alla «festa di tutti gli italiani». Masnade con bandiere rosse e palestinesi hanno assaltato la Brigata ebraica. Come avevano fatto col padre di Letizia Moratti, ex deportato. Poi danno dei nazisti agli altri. La verità è che…
Il premier celebra la Liberazione «contro tutti i regimi». Sergio Mattarella: «La coesione è un dovere». Antonio Tajani omaggia i caduti. Ma sui social si scatena l’odio: «Giorgia appesa».
Divide il Paese. È ostaggio dei nipotini dei partigiani rossi che massacrarono quelli bianchi. Fischia la Brigata ebraica che combatté il nazismo e inneggia ai palestinesi che erano alleati di Adolf Hitler. E c’è rischio di scontri.Picchetto dei centri sociali…
Tutti sanno che il pericolo di un nuovo regime non c’è. L’emergenza democratica continua viene però usata per battere il nemico politico in modo autoritario. E anche per vendere libri, serie tv e costruire delle carriere.
La narrazione comunista ha preso il sopravvento sulla realtà storica tanto che oggi quasi nessuno osa ricordare gli orrori commessi anche dai vincitori. Se il nazifascismo è stato sconfitto, lo dobbiamo agli anglo-americani: ma dirlo non conviene.
Giorgia Meloni può scrivere tutte le lettere che vuole nell’ingenua speranza di poter pacificare gli animi. Siccome ha il peccato di essere di destra, la retorica partigiana viene usata comunque come manganello.
Si è rischiato lo scontro a Milano tra frange pacifiste e chi innalzava vessilli ucraini.
A 20 anni dall’uscita del «Sangue dei vinti» di Giampaolo Pansa, le vendette compiute dopo il 25 aprile sono ancora un tabù. Molte delle vittime non indossavano alcuna divisa e troppi assassini sono stati considerati eroi.
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