«Israele mina la via dei due Stati. Stop all’espansione in Cisgiordania»
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  • Dichiarazione congiunta di Italia, Francia, Germania e Regno Unito per condannare i nuovi insediamenti: «Sono illegali, dai coloni violenza senza precedenti». Caso Flotilla, un attivista italiano ricoverato in Turchia.
  • L’emittente saudita Al Arabiya: c’è la bozza per fermare il conflitto in Medio Oriente. Tra i punti, la libertà di navigazione nello Stetto di Hormuz. Ma resta il nodo uranio.

Lo speciale contiene due articoli.

Non s’è fatta attendere la reazione di quattro grandi Paesi europei alle politiche del governo israeliano di Benjamin Netanyahu, tantopiù dopo l’arresto in acque internazionali degli attivisti della Global Sumud Flotilla e i maltrattamenti da essi subiti col plauso del ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben-Gvir, del partito Otzma Yehudit (Potere ebraico).

Ieri, i governi di Italia, Gran Bretagna, Germania e Francia hanno firmato congiuntamente e diffuso un comunicato di condanna dell’espansione illegale dei coloni israeliani estremisti in Cisgiordania, appoggiata dal gabinetto Netanyahu e dai suoi ministri più oltranzisti, che sognano l’annessione totale di quel territorio. Queste azioni, infatti, mettono a rischio l’auspicata soluzione di una pace fondata su due Stati, israeliano e palestinese, secondo la posizione ufficiale dell’Italia e di altri Paesi occidentali.

Nella nota italo-anglo-franco-tedesca si legge: «Negli ultimi mesi, la situazione in Cisgiordania si è deteriorata in modo significativo. La violenza dei coloni ha raggiunto livelli senza precedenti. Le politiche e le pratiche del governo di Tel Aviv, compreso un ulteriore consolidamento del controllo israeliano, stanno minando la stabilità e le prospettive di una soluzione a due Stati». Erodere sempre di più i territori palestinesi in Cisgiordania significa infatti rimettere in discussione tutto il lungo e travagliato processo che, a partire dal 1993 con gli accordi di Oslo fra il leader palestinese Yasser Arafat e il premier israeliano Ytzhak Rabin, hanno portato alla costituzione dell’Autorità nazionale palestinese. La dichiarazione europea specifica: «Il diritto internazionale è chiaro: gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali. I progetti di costruzione nell’area E1 non farebbero eccezione. Il progetto di sviluppo dell’insediamento E1 dividerebbe in due la Cisgiordania e costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale. Le imprese non dovrebbero partecipare alle gare d’appalto per la costruzione di insediamenti E1 o di altri insediamenti».

L’Italia e gli altri tre «big» europei chiedono al governo israeliano di fermare l’espansione delle colonie ebraiche, spesso accompagnata da violenze sui palestinesi, fra i quali, peraltro, oltre alla maggioranza musulmana, non sono pochi quelli di fede cristiana. Si chiede anche agli israeliani di indagare sulle violenze dei coloni contro i villaggi palestinesi per appurarne le responsabilità, nonché di rispettare il tradizionale ruolo della dinastia hashemita, rappresentata attualmente dalla monarchia in Giordania, oggi retta da re Abdallah II, come custode dei luoghi santi di Gerusalemme Est, ruolo derivante dalla diretta discendenza della casata dal profeta Maometto.

Ad approfondire il fossato fra i governi europei a quello israeliano ha contribuito l’intercettazione della Flotilla in acque internazionali. In totale, stando a quanto dichiarato ieri dal ministero degli Esteri turco, 422 attivisti, di cui 85 turchi, dopo il rilascio sono stati trasferiti in Turchia da Israele grazie a tre aerei noleggiati dal governo di Ankara. Fra essi, ben 50 sono stati però ricoverati in ospedali di Istanbul per le ferite riportate a causa dell’intervento delle truppe speciali israeliane. Tra loro, un cittadino italiano, come confermato da Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, che dice: «Stiamo cercando di avere notizie sulle sue condizioni di salute». Stando a Mustafa Ozbek, portavoce della ong turca Ihh, l’italiano si trova all’ospedale Basaksehir Cam ve Sakura alla periferia occidentale della città sul Bosforo. Il suo caso viene seguito dal consolato italiano di Istanbul, come diramato dalla Farnesina: «Il connazionale è stato assistito all’arrivo dal personale del Consolato generale d’Italia, al quale ha comunicato che sarebbe rimasto a Istanbul per seguire un gruppo di attivisti spagnoli bisognosi di assistenza. Giunto in ospedale è stato ricoverato anche lui per accertamenti. Il console generale a Istanbul è in contatto con i medici dell’ospedale per raccogliere maggiori informazioni sulle sue condizioni e per poter comunicare con lui che non ha cellulare».

Tra gli attivisti feriti e in osservazione all’ospedale si registrano diversi tedeschi e spagnoli, questi ultimi appena dimessi, mentre tre italiani, per la precisione marchigiani, sono attesi oggi di ritorno ad Ancona. Non solo lesioni, maltrattamenti e fratture: 15 attivisti hanno accusato i militari israeliani anche di «violenze sessuali». Hanno denunciato di essere stati tenuti un una sorta di «lager galleggiante», una nave portacontainer con «gabbie di ferro di 1,5×1,5 metri». Per l’attivista spagnola Emilia «siamo stati picchiati, peggio che a Guantanamo» (la base Usa per la detenzione di vari terroristi, ndr), mentre lo scozzese Hughie Stirling lamenta la «rottura delle costole». Intanto il team legale italiano della Flotilla ha preannunciato una possibile denuncia per tortura per il modo in cui i membri dell’equipaggio sono stati trattenuti in Israele.

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