Pechino si blinda per farla da padrona durante le trattative
La Cina accumula scorte di materie prime: così tiene Mosca sulla corda e si ritaglia un ruolo da protagonista ai tavoli.
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La Cina accumula scorte di materie prime: così tiene Mosca sulla corda e si ritaglia un ruolo da protagonista ai tavoli.
Con l'invasione dell'Ucraina la banca russa è passata dai 16,12 dollari del 3 gennaio 2022 agli 0,02 della seduta odierna perdendo il 99,9% del suo valore. La Bce ha ordinato la chiusura del braccio europeo.
Negli ultimi due mesi l'autoproclamata Repubblica di Abcasia è stata caratterizzata da significative turbolenze interne: per Mosca si tratta di un campanello d'allarme.
Mentre l’Ue censura «Russia Today» e «Sputnik», i colossi della tecnologia, da Facebook a Netflix, varano senza controlli le loro «sanzioni» contro i cittadini del Paese aggressore. Ma il pensiero unico «a fin di bene» ci pone su una china…
L’Ucraina chiede una mediazione di Pechino, che se da un lato ha buoni rapporti con Vladimir Putin, dall’altro vede con fastidio la sua accelerazione. Intanto Gazprom fa i suoi affari. E noi? Sempre più irrilevanti.
Sergej Karaganov, uno dei consiglieri del presidente, teorizza l’idea che il futuro dell’economia mondiale si trovi a Oriente e ci si debba staccare dalla decadente società occidentale. Ma servirebbe un cambio al Cremlino.
Rinunciare ai rapporti economici a Est è possibile solo recuperando terreno in Libia, Egitto e Sahel. Tutelando sia il comparto energia sia quello della difesa.
Con la fornitura di ordigni letali all’Ucraina siamo di fatto entrati in conflitto con la Russia. Ma noi non combattiamo: lo facciamo fare a donne e ragazzini contro un esercito potente. Sarà un massacro. Che dobbiamo assolutamente scongiurare. Trattando. E…
Dalla rivolta arancione, a Euromaidan, al massacro di Odessa. Mosca vede come golpe degli Usa le svolte pro Occidente di Kiev.
Colloquio tra le delegazioni di Russia e Ucraina: 24 ore per riflettere, poi si fisserà un altro incontro al confine polacco. Vladimir Putin sente Emmanuel Macron: «Non spariamo sui civili, ma riconosceteci la Crimea». Si muove pure Pechino.
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