Polveriere pure in Caucaso e a Gaza
Il conflitto ucraino riaccende micce nel Karabakh (dove Volodymyr Zelensky e lo zar sostenevano schieramenti opposti) e tra Hamas e Israele. Rialzano la testa persino la Corea e l’Isis.
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Il conflitto ucraino riaccende micce nel Karabakh (dove Volodymyr Zelensky e lo zar sostenevano schieramenti opposti) e tra Hamas e Israele. Rialzano la testa persino la Corea e l’Isis.
Il consulente strategico Edward Luttwak: «Siamo al limite dell’escalation nucleare, si faccia subito un referendum nelle due regioni contese: solo così il conflitto può arrestarsi. Basta insulti allo zar, Kiev e Mosca sono pronte a trattare».
La Cina annuncia che «rafforzerà la cooperazione strategica con Mosca». L’Indonesia dice no agli Usa sul G20. Pakistan e India si avvicinano a Pechino. Si sta creando un nuovo ordine mondiale. In chiave antiamericana.
Lo scontro tra fazioni congela la metà della produzione del Paese, sul quale Roma conta anche per il metano. Intanto Parigi insiste con l’embargo sul petrolio, che però danneggerà solo noi: i russi lo venderanno a Delhi.
I mercenari Aiden Aslin e Shaun Pinner chiedono a Boris Johnson, dalla tv russa, lo scambio con Viktor Medvedchuk. Che però vuol far liberare ucraini.
Bruxelles ha annunciato che interromperà le sue attività di addestramento in Mali: una mossa che può avere delle conseguenze geopolitiche problematiche.
L’Europa deve decidere con chi stare e prendere misure economiche conseguenti: serve un nuovo trattato atlantico.
Da un lato Roma chiude i porti alle navi russe e Mosca vieta l’ingresso di Boris Johnson nel Paese. Dall’altro il Consiglio panucraino delle Chiese invoca una «tregua per le feste» di cristiani, ebrei e musulmani.
L’esperto di relazioni internazionali Christopher Coker: «La Russia di Putin, ma anche la Cina e l’India, sono entità ben diverse dagli Stati-nazione. In esse l’ordine politico è secondario, conta solo preservare un ruolo centrale nella storia».
Una delegazione di politici Usa visita Taiwan e Pechino risponde con manovre militari e incursioni di jet nello spazio aereo. «La riunificazione avverrà, è un fatto», dice il ministero degli Esteri. Un modo per impegnare Washington su più tavoli.
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