Anche i cronisti Rai rifilano sberle all’italiana
Francesco Damiani (Ansa)
Coro di proteste per la telecronaca di Davide Novelli e Francesco Damiani, piena di commenti supponenti e giudizi sommari.

Sentenziosi, paternalistici e supponenti. Ma soprattutto schierati. A difesa delle Macroniadi, delle Olimpiadi queer e della comunità Lgbt. Quello toccato dai telecronisti del match di boxe valido per gli ottavi di finale fra la nostra Angela Carini e l’atleta algerina Imane Khelif trasmesso ieri all’ora di pranzo su Rai 2 è il punto più basso del già mediocre livello di copertura delle Olimpiadi offerto dal servizio pubblico televisivo. Una prestazione professionale imbarazzante per quanto irrispettosa della nostra portacolori. «Non è una bella figura», sentenziano Davide Novelli e l’ex campione del mondo dei pesi massimi Francesco Damiani, incaricato di quello che dovrebbe essere il commento tecnico, quando la nostra boxeur si slaccia i guantoni per ritirarsi. In realtà, la figuraccia è della Rai, di Rai Sport e dei suoi commentatori. Per Novelli e Damiani, Angela Carini avrebbe dovuto rimanere sul ring a farsi rintronare di colpi in un confronto rivelatosi subito palesemente impari. «Mi fa malissimo», si lamenta con il suo coach che prova a convincerla a proseguire. Ma i due speaker manifestano stupore e parlano di «abbandono per contestazione», di «presa di posizione». Così è: si leggono continue accuse alla Rai di esser diventata TeleMeloni, ma un evento sportivo come l’incontro di boxe più discutibile dell’anno è piegato alla solita, e stolida, narrazione arcobaleno.

La Rai usa il secondo canale per gli eventi principali dei Giochi e ieri decide d’interrompere la cronaca delle batterie di qualificazione del nuoto per dare conto dell’incontro di pugilato tra Carini e Khelif. Se ne parla da giorni in tutto il globo. Una pugile con oltre 100 incontri in carriera deve vedersela per la prima volta con un’avversaria già esclusa ai Mondiali del 2023 per livelli di testosterone oltre i limiti consentiti (ammessa dal Cio perché, in ossequio alla cultura Lgbt, non sottopone le atlete a esami specifici per la cosiddetta «verifica del sesso»). La messicana Brianda Tamara Cruz, che l’ha affrontata di recente, ha detto che «i suoi colpi mi hanno fatto molto male, non mi sono mai sentita così nei miei 13 anni da pugile».

Sul caso si sono espressi da Elon Musk a J.K. Rowling, stigmatizzando l’ingiustizia e la palese contraddizione dello spirito olimpico. Molti hanno suggerito alla boxeur italiana di rinunciare all’incontro. Ma lei vuole provarci, salvo gettare la spugna dopo i primi scossoni provocati dai diretti dell’avversaria. «Sembra più un abbandono contestato», osserva Damiani. «Di tutti i finali questo è l’ultimo che ci potevamo aspettare», sentenzia Novelli. «Sembra essere una presa di posizione di contestazione, che non comprendo… Ma non è una bella figura, assolutamente», decretano insieme. Quando Carini crolla in pianto sul ring, rincarano: «Con questo pianto, sembra ancora più strano» (Novelli), «Io mi dissocio» (Damiani).

Subito dopo, ancora in zona mista, la prima domanda del cronista è: «Diciamo la verità, non c’entrano niente i colpi col tuo ritiro». «Eh no, sono stati i colpi», risponde Carini: «Ho sentito un forte dolore al naso, ho capito che o mi ritiravo o rischiavo seriamente». Anche Emanuele Renzini, tecnico del pugilato azzurro, precisa che «non è stata una decisione premeditata. Avrebbe potuto combattere e vincere, ma dopo aver preso un pugno mi ha detto che non se la sentiva di proseguire». Questi i fatti, secondo i protagonisti.

Ma per gli ineffabili commentatori di Mamma Rai, la realtà è un optional e granitico il pregiudizio. Il loro.

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