Morello Pecchioli
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Cocktail, «polibibita» dei futuristi che oggi si beve anche mangiando

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Lanciato a New Orleans alla fine del Settecento, durante il fascismo fu ribattezzato con nomi bizzarri. Famosi il Bellini di Giuseppe Cipriani e il Bloody Mary di Hernest Hemingway, ma adesso tra i giovani il must è lo spritz.
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Rosmarino, l’antirughe della regina Isabella

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La sovrana d'Ungheria, grazie alla lozione a base della profumata erba, si ritrovò a 72 anni la pelle di una ventenne. L'elisir andò a ruba: Luigi XIV lo volle per curare la gotta. Egizi, Greci e Romani lo usavano nei riti funebri: era il simbolo dell'eternità.
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Il miele, il cibo degli dei promesso a Mosè

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Il Signore gli affidò la missione di condurre il suo popolo in Palestina, dicendogli che laggiù scorrevano latte e nettare delle api. Per i Greci era il segreto dell'immortalità dei numi dell'Olimpo, per Allah una cura spirituale. I Sumeri lo usavano come cosmetico.
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Il fascino del peperone ha stregato gli artisti

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Scoperto da Cristoforo Colombo ad Haiti, per circa un secolo fu usato come pianta ornamentale. Renato Guttuso lo ha immortalato nelle sue tele, il fotografo Edward Weston lo ha ritratto in bianco e nero. Secondo la leggenda Leonardo da Vinci lo usò per vivacizzare i colori dell'«Ultima cena».
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Gusto e tradizione, memorie da collezionisti

Una fase di lavorazione di un piatto (Ceramica Solimene Vietri sul Mare)

Nel 1964 il giornalista Dino Villani creò l'Unione dei piatti del buon ricordo per salvare la cucina regionale italiana minacciata dall'omologazione e dalle tante mode straniere. Oggi l'associazione conta più di 100 ristoranti, vivi e pronti a nuove iniziative.
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La pesca, frutto sacro salvato dai conventi

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Adorata dagli egizi, dopo la caduta dell'impero romano d'occidente la sua coltivazione venne abbandonata. I monaci ne piantarono più varietà negli orti e la tramandarono. Nel Medioevo era considerata una cura, per i cinesi era un simbolo di fertilità e immortalità.
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Cjarsòns, il più ricco dei piatti poveri italiani

Gli agnolotti friulani nacquero nel Settecento in Carnia, cerniera tra mondo mediterraneo e Mitteleuropa, grazie alle spezie portate a casa dai venditori ambulanti. Riempiti anche con frutti, erbe, uvetta e cioccolato, hanno conquistato Brera e Veronelli.
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Ostriche, cibo dell’eros amato da Casanova

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Per il grande seduttore veneziano erano uno dei giochi prediletti nel talamo. Paolina Bonaparte se le faceva portare con champagne dal servo nero in vasca da bagno. Adorate dagli eroi omerici e dai romani, che le tolsero ai plebei promuovendole a piatto imperiale.
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Bigoli e puttanesca, cibi dal gusto scurrile

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Cazzimperio, grattaculi, brandacujun, zizze di monaca: sono tanti i cibi entrati nel linguaggio alimentare con nomi da postribolo. Alcune volte le parole derivano da utensili, per esempio la cassoula, altre dalla forma. Come quella pendula delle palle del nonno.
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Re Sole trasformò le uova d’oro in cioccolato

A Pasqua sostituì il simbolico dono nel pregiato metallo con una golosità da pasticciere. A inventare la sorpresa, però, fu Torino. Emblema della resurrezione per i cristiani, l'alimento acquisì importanza nel Medioevo, con l'usanza di essere colorato e regalato.