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Una sentenza getta ombre sul rapporto tra Coldiretti e magistratura

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Il tribunale di Roma ha condannato l'ex pm casertano Donato Ceglie, simbolo della lotta alle ecomafie nella Terra dei fuochi, per alcune consulenze fatte all'associazione: diverse migliaia di euro pagate illegalmente con fatture intestate al suo ex factotum, Raffaele Russo. Il togato, quando fu relatore a un convegno di Expo 2015, chiese e ottenne di farsi offrire un pranzo per sé e per i propri familiari, circa 40 persone, provenienti dalla provincia di Bari.

Magistrati contro magistrati. Una sentenza del tribunale di Roma getta un'ombra sui rapporti tra la magistratura e la Coldiretti, la più grande associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana, che nel 2014 ha lanciato l'Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare presieduto dallo storico magistrato antimafia Giancarlo Caselli. La scorsa settimana infatti è stato condannato a un anno e sei mesi per abuso d'ufficio Donato Ceglie, ex pm della Procura casertana di Santa Maria Capua Vetere, uno dei magistrati simbolo della lotta alle ecomafie nella cosiddetta Terra dei fuochi. Ceglie è stato tra i primi a denunciare il rapporto tra mafie e rifiuti. Secondo la sentenza del tribunale di Roma, avrebbe ricevuto denaro illegalmente per consulenze dalla Coldiretti, inserite proprio nel progetto Agromafie. Avrebbe dovuto darne comunicazione al Csm, ma non lo ha fatto. La storia va avanti da tempo e Palazzo dei Marescialli era già intervenuto sul caso.

Per di più le fatture venivano intestate al suo ex factotum, Raffaele Russo, perito del tribunale e della Procura. Si parla di sei consulenze con cifre che variano dai 5.000 ai 22.000 euro. Russo è stato archiviato nel procedimento. Mentre a Ceglie sono stati contestati proprio i rapporti con la Coldiretti, in particolare con il potente direttore generale Vincenzo Gesmundo, altri funzionari, tra cui l'ex direttore dell'articolazione di Napoli, Vito Amendolara, e Stefano Masini, responsabile area ambiente Coldiretti. Nelle motivazioni «è emerso che in occasione dell'Expo 2015 durante un convegno al quale Ceglie fu chiamato come relatore, fu fatta la richiesta, soddisfatta dal Masini, di vedersi organizzato e offerto il pranzo per sé e per i propri familiari, circa 40 persone, provenienti da Toritto, in provincia di Bari».

In pratica, come riporta Il Messaggero, la Procura di Roma contesta che «abusando della sua posizione ha ottenuto che Raffaele Russo compilasse fatture per consentire a Ceglie di incassare il denaro delle consulenze, subendo però un pregiudizio perché, dal canto suo, Raffaele Russo ha portato quel denaro nella sua contabilità e, quindi, ha pagato l'Iva. Anche con Amendolara e Gesmundo, il dottor Ceglie aveva un rapporto stretto», spiegano i magistrati di Roma, «e questo è emerso anche da una telefonata tra Ceglie ed Elio Sticco del foro di Santa Maria Capua Vetere durante la quale Ceglie si offriva come mediatore tra l'avvocato e la Coldiretti debitrice nei confronti del libero professionista di una ingente somma per una consulenza prestata». Nella fondazione Agromafie, oltre a Caselli, ci sono molti altri magistrati, tra cui Andrea Baldanza, magistrato della Corte dei conti, e Anna Maria Baldelli, procuratore a Torino, quindi Paola Balducci, consigliere laico del Csm, Francesco Greco, numero uno della Procura di Milano, l'ex procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, o ancora Bernardo Giorgio Mattarella, professore di diritto amministrativo e figlio di Sergio, il presidente della Repubblica.

Lo strapotere della Coldiretti è noto. Ma dal 2013 è aumentato, dopo la decisione frettolosa alla fine del governo Monti da parte del ministero dello Sviluppo economico Corrado Passera di riconoscere UeCoop, l'unione europea delle cooperative, emanazione proprio della Coldiretti, che a quanto pare Passera è stato persino in predicato di presiedere (ma erano voci mai confermate).

In pratica si tratta di una terza branca del mondo cooperativo italiano, tra le coop rosse e quelle bianche, soggetto che sta creando non pochi malumori nell'ambiente. E che anzi è al centro di una guerra tra ex esponenti di Confecoperative, come già riportato su questo giornale il 15 marzo da Francesco Bonazzi. In pratica UeCoop vorrebbe prendersi il mercato. E lo fa tramite ex esponenti degli storici mondi cooperativi. A fine marzo si vociferava che Luigi Marino, storico presidente nazionale di Confcooperative, avrebbe aspirato a entrare. Ma non è successo. Per di più dell'assemblea del 5 aprile non si sa più nulla. C'è chi dice che abbia preferito evitare, anche perché sullo sfondo c'è sempre una guerra interna tra Vincenzo Sette e Paolo Bruni, due ex pesi massimi delle cooperative bianche finiti travolti dalle faide interne e toccati da inchieste della magistratura. Sette è il coordinatore nazionale di UeCoop (3.700 aziende dichiarate, contro le 20.000 di Confcooperative), mentre l'altro potrebbe diventarne direttore.

Tra i due però da anni non corre buon sangue. E proprio Sette in risposta all'articolo di Bonazzi ha spiegato: «Allora feci semplicemente ciò che era doveroso: di fronte a episodi di acclarata illegalità, presentai regolare denuncia nei confronti dell'allora presidente Paolo Bruni, mi dimisi, rimasi senza lavoro e trovai successivamente una nuova opportunità in UeCoop, dove intendo continuare a svolgere con passione e determinazione il mio mandato per i prossimi anni. Ora apprendo dal suo giornale che Paolo Bruni si appresterebbe a entrare nell'organigramma di UeCoop, di cui sono l'attuale coordinatore organizzativo. La notizia ahimè non è tale o, per meglio dire, è priva di fondamento, nonostante le voci che sono circolate. Di sostanziale c'è solo la condanna di Paolo Bruni e il suo aver pagato per le responsabilità addebitate».

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