«A Dubai farò un centro grande come Bologna. Però io penso ai motori» - La Verità
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«A Dubai farò un centro grande come Bologna. Però io penso ai motori»

  • L'erede della storica azienda Tonino Lamborghini parla del mega residence con i soci cinesi e del suo grande sogno: «Vorrei tornare in quota nella fabbrica di auto».
  • Fantasie botaniche in organza per un party open air. La nuova linea della stilista Luisa Beccaria, dedicata a un immaginario giardino poetico, presentata nello store Matches di Londra.
  • «Mettiamo in discussione lo status quo non più sostenibile del fashion system e del design». Le tshirt di Wrad tra i capi alla moda presentati al Fuorisalone di Milano.

Lo speciale contiene tre articoli.

Tonino Lamborghini ha un curriculum lungo così: dalla laurea in scienze politiche economiche a quella honoris causa in business management a New York, dalla nomina di commendatore al merito del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro a quella di cavaliere al merito del sacro militare ordine costantiniano di San Giorgio. Per non parlare di tutto ciò che riguarda il lavoro. D'altronde il nome Lamborghini ha fama planetaria da quando il padre Ferruccio fondò, nel 1963, le aziende Lamborghini trattori, automobili, calor e oleodinamica.

Un mondo a quattro ruote ma non solo, trasmesso fino alla terza generazione. «Ho seguito le orme paterne fin da bambino», racconta. «Sono nato e cresciuto in azienda, che era anche la casa. Il mio giardino era una catena di montaggio, il campo da tennis un prato dove si batteva la lamiera e si montavano i motori. Quindi ho continuato fino a quando la scelta principale la fece mio padre, decidendo di cedere alcuni settori meccanici. Io ho continuato con altre attività importanti nei campi del riscaldamento e del condizionamento, acquisendo due grosse aziende concorrenti e facendo gruppo. Mio padre si ritirò dal mondo del lavoro molto presto, perché voleva lasciare a me la conduzione in maniera autonoma. Diceva: “Se io ti cedo tutto e sono vecchio bacucco non possiamo più far niente, mentre se ti faccio guidare le aziende, se ci fosse bisogno di me, sarei ancora in buona salute"».

Lei non si fermò mai e seguì pure la sua strada, assolutamente personale.

«Avevo 31 anni e volevo cimentarmi in settori diversi. In un primo tempo mio padre non era d'accordo e mi diceva: “Devi badare alle nostre aziende: ne abbiamo già abbastanza, non farne altre". Ma mi disse anche che lui aveva fatto la stessa cosa. Invece di seguire le orme di suo padre che aveva una tenuta agricola, decise ben altro. Con una regola ferrea: “Mai dimenticare che abbiamo aziende importanti che danno lavoro a migliaia di persone". Iniziai la nuova attività quasi in chiave hobbistica, quella dello stile e del design, ma il Dna della ruota e del motore rimane dentro. Quando si vendette la fabbrica delle auto e ancora prima quella dei trattori, mi dedicai al settore delle piccole vetturette da città, sia a motore che elettriche».

Ha precorso i tempi.

“Sì, solo che a motore diesel si vendevano, delle altre si diceva “che bello, che bello", ma nessuno le comprava. Certi sindaci ne acquistavano una perché davano un segnale e facevano bella figura dimostrando di essere ecologici. In totale ne avrò vendute 200. Fino a poco tempo fa erano prodotte in Italia, ora in India. Con mio figlio Ferruccio abbiamo fatto una joint venture con una grossa azienda indiana. Produciamo vetture elettriche da golf e per servizi ausiliari, quelle che si vedono nei resort».

Le auto nel cuore.

“Nel settore ci si rimane , le quattro ruote restano e anche le due perché in Corea mio figlio ha messo in piedi un'altra joint venture per la produzione di scooter, sempre elettrici. C'è un grande rispetto per l'ambiente, è doveroso soprattutto in quei Paesi dove la mobilità è altissima e l'inquinamento alle stelle. Produciamo sia in Corea che in Cina per il local market. Pensiamo anche d'importarle, per ora stiamo dove la richiesta è molto alta. In Italia parlano, ma poi non si conclude niente».

Tra i settori che lei segue c'è il design, di cui si occupa da 37 anni. E al Salone del mobile arriva con tante novità.

«Quando finii il liceo stavo per iscrivermi all'università. La mia passione era l'architettura, ma mio padre mi disse: “Hai capito di cosa ci occupiamo noi?". Il giorno dopo mi iscrissi a economia. Ma da lì sono partito con gli orologi, gli occhiali e una piccola collezione di tessuti di arredo estesa con pezzi per l'interior. Prima di iniziare la produzione, mi dilettavo a farmi fare cose per il mio uso personale, ad esempio divani e poltrone che ho ancora. Oggi l'interior rappresenta un 30% del volume d'affari della mia azienda. A questo si sono aggiunti le ceramiche, i legni tecnici per le abitazioni, la rubinetteria e stiamo trattando con una grande azienda del vetro. A breve presenteremo una nuova collezione di orologi e a maggio il nuovo profumo».

E arriviamo al mega progetto Tonino Lamborghini residences Dubai, la prima community a marchio del Toro che sorgerà nell'area di Meydan Dubai.

«Prima di tutto è nata l'idea di vendere italianità in giro per il mondo. È da pochissimo tempo che si fanno hotel a marchio fashion. Sono stato uno dei primi a fare del design in ambito hotellerie. E offro un'ospitalità italiana, con aria di lamborghinità. Uno esce e dice: questo è Lamborghini. Voglio dare questa impronta anche a Dubai. Ci sono stilemi, motivi ricorrenti, compresa la musica che si sente all'interno che deve essere italiana, di un certo tipo. I quadri con il toro, interpretati da una pittrice, Nadia Brunetti, sono ovunque».

Scendiamo nei particolari del residence.

“È una Dubai Due, una città satellite, una community a un quarto d'ora dalla strada principale di Dubai, grande come tutta Bologna, 44 ettari e dentro c'è di tutto: uffici, appartamenti, ristoranti, scuole, luoghi di culto, palestre. Sono 10.000 appartamenti, abbiamo già molte richieste e parecchi contratti. La previsione è quella di finire tutto entro il 2024. Il primo building sarà pronto il prossimo anno. Si lavora giorno e notte».

Prima di Dubai lei si è occupato di altri insediamenti immobiliari.

“Sì, in Cina e ancor prima ad Aleppo, di cui ero molto orgoglioso. Era un resort: ville, ristoranti, appartamenti, piscine, campi da tennis. Ora non c'è più niente, tutto demolito e bombordato. Tutte operazioni in joint venture. A Dubai, i miei soci, sono sia cinesi che di Dubai, imparentati con l'emiro».

Altri sogni da realizzare?

“Un sogno c'è, irrealizzabile. Quello di tornare in quota nella fabbrica di automobili. Oggi è di proprietà Audi Volkswagen».

La storia è di quelle a dir poco romantiche. Tutto inizia dalla Sicilia per arrivare a Milano. Tutto parte da una grande famiglia che fa del bello e della creatività la base di lancio del successo. Le origini sono fondamentali e non vengono mai tradite. Nemmeno quando Lucrezia, Lucilla e Ludovico Bonaccorsi decidono di allestire un'ape car per portare in giro per l'Europa lo street food regionale siciliano per eccellenza: l'Arancino. Nasce così il LùBar ovvero il «Bar dei Lù». Perché ai primi tre Lu bisogna aggiungere Luna, Luchino, Lucio e Luisa Beccaria, quest'ultima stilista famosa, moglie e mamma «sempre di aiuto avendo un gusto incredibile», sottolinea la figlia Lucrezia.

Nell'aprile 2017, il LùBar partecipa al bando per la creazione di un ristorante alla Villa Reale di Milano che ospita la Galleria d'Arte Moderna, in via Palestro. Affronta cosi una nuova sfida: un caffè, bistrò e ristorante con un menu più elaborato e uno stile curato che si distingua nel minimo dettaglio, ricordando le origini siciliane, pur mantenendo l'atmosfera rilassata dello street food di origine e rispettando il prestigio della location. Per il Salone del Mobile, ovviamente è stato uno dei locali più gettonati. Così come la collezione Home di Luisa Beccaria, una delle più ammirate.

Luisa Beccaria, un anno dopo il lancio dell'esclusiva Home Collection per Moda Operandi, presenta «Enchanted Garden», la nuova capsule dedicata ad un immaginario giardino poetico, dove ogni design incarna una diversa fantasia e armonia botanica. Le ultime creazioni sono state da poco presentate in prevendita con successo nello store londinese di Matches, in Carlos Place, e online. La collezione Luisa Beccaria comprende cristalli e piatti di diversi colori, ispirati a una giornata assolata, verde e il giallo ambra, o più tenui come azzurro, blu, pervinca, rosa e lilla. Tovaglie, americane e tovaglioli sono pensati per un party open air. Sovrapposizione di motivi e leggerezze sono espressione di tessuti impalpabili: organza, mussola e lino impreziositi da piccoli tocchi di pizzo. I ricami, lo schema cromatico e tutti i dettagli bespoke sono direttamente presi dalla collezione Primavera Estate 2019 del brand. Questa atmosfera femminile e neoromantica traduce l'esperienza di lifestyle e ospitalità della designer milanese: diverse esperienze tra fashion e food ispirate alla poetica siciliana, che hanno preso vita in cene glamour e romantiche tra Londra e New York.

«Mettiamo in discussione lo status quo non più sostenibile del fashion system e del design»


Parola d'ordine sostenibiltà. Anche alla Milano Design Week si guarda alla salvaguardia dell'ambiente con grande attenzione. Tanto che nello store milanese del Gruppo Biffi Boutiques di Corso Genova è stata presentata la capsule Wrad Radically for Biffi Boutiques, una collezione esclusiva di prodotti innovativi e sostenibili del marchio Wrad, tra i quali anche due versioni limitate di Graphi-teetm Endorsed by Perpetua, l'unica t-shirt al mondo tinta in dinamiche di economia circolare con polvere di grafite riciclata, già vincitrice del Best of the Best RedDot Design Award.

Le grafiche di collezione, disegnate dall'artista e co-founder del brand Wrad Silvia Giovanardi, sono ispirate alle espressioni e valori del Radical Design Italiano, movimento che fiorisce proprio negli anni di nascita e sviluppo del Gruppo Biffi Boutiques. «Come nel 1969 prende piede un movimento culturale e rivoluzionario che mette in discussione i paradigmi classici del design e dell'architettura italiani, così oggi, a distanza di 50 anni, il nostro obiettivo è mettere in discussione con mezzi innovativi lo status quo non più sostenibile del fashion system e del design» sottolinea Matteo Ward, Ceo e co-founder Wrad. Questo lo scopo della Wrad Radically for Biffi Boutiques e del brand.

Wrad, focus design company con un proprio brand lanciato nel 2016, nasce infatti dalla volontà dei tre fondatori Victor Santiago, Silvia Giovanardi e Matteo Ward, di re-immaginare il sistema moda, oggi uno dei più inquinanti al mondo, attraverso l'educazione, l'innovazione e il design. Una causa condivisa dal Gruppo Biffi Boutiques che ha da sempre messo le sue celebri vetrine e spazi al servizio della cultura, manifestata in modo sinergico dalla ricerca della founder Rosy Biffi nel campo della moda, dell'arte, del design e architettura.

Per il lancio della capsule è stata realizzata un'installazione nelle vetrine della boutique di Corso Genova (progettata dall'architetto Gae Aulenti e situata all'interno del circuito 5Vie) intitolata Re- Engineered Humans. «Un manifesto della necessità di riallineare la nostra mentalità individuale e focus con le esigenze del pianeta e della società», spiega Silvia Giovanardi.

Wrad Radically for Biffi Boutiques è quindi un pensiero condiviso da Wrad e Biffi Boutiques che prende forma negli spazi di Corso Genova. Un manifesto che trascende il sistema moda, espressione nel contesto della Milano Design Week di nuovi modelli di business circolari e di una contro-cultura del concetto di prodotto - che deve aspirare a divenire sempre più un servizio, finalizzato a risolvere l'attuale crisi ambientale e sociale e a generare reale valore per tutti.

La collezione Wrad per Biffi Boutique

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