Morello Pecchioli
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Chateaubriand, Savoia e Sandwich: nomi che l’appetito ha reso celebri

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Tanti piatti sono legati a personaggi che hanno ispirato una ricetta. Il visconte francese inventò il filetto rosa all'interno e cotto fuori. Il tramezzino si deve a un conte che, per non lasciare il gioco, mangiava pane farcito.
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Salmone, la qualità si misura con il pollice

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Premendo il dito sulla confezione, si vede se ha avuto un'affumicatura naturale. Il pesce si gustava già nella Roma imperiale. Nel Medioevo entrò nel menu di re e nobili. Freud lo citò in un libro per affrontare il tema delle inconfessate pulsioni sessuali.
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Pandoro, l’acuto goloso che tentò la Callas

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Maria Callas, a dieta, non resistette all'assaggio della versione con lo zabaione di Giorgio Gioco. Lo ha creato Melegatti nel 1894, modificando il Nadalìn con l'aggiunta di uova e (tanto) burro. Contende al panettone il titolo di dolce natalizio preferito dagli italiani.
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Il cappone ospite d’onore al pranzo di Natale

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Sulle tavole degli italiani se ne consumeranno 1,5 milioni. Fin dal medioevo veniva preparato in brodo nelle festività di dicembre Ogni regione lo fa a modo suo: bollito, arrosto, farcito, al tegame. Ma per Pellegrino Artusi diventa sublime cucinato nella vescica del maiale.
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Il pepe, l’afrodisiaco che sedusse Casanova

Il dongiovanni lo adorava sulle ostriche e, a quanto pare, funzionava. L'imperatore Augusto allestì una flotta per andare in India a prenderlo. Alarico accettò di togliere l'assedio di Roma in cambio di tre tonnellate di spezia. Ippocrate lo prescrisse come cura.
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Il pollo: allevato dai poveri e mangiato dai re

Margherita divorava le alette con le mani, Luigi Filippo tagliava i pezzi personalmente nei pranzi di Stato, Vittorio Emanuele III amava l'arrosto. A Carlo Azeglio Ciampi piaceva lesso, a Sandro Pertini ripieno. Giovanni Pascoli esaltò le rigaglie nel riso. Fu servito nell'ultima cena sul Titanic.
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La melagrana, il frutto dal lato B imperiale

Il diadema a sei punte e la sovrabbondanza di arilli lo hanno fatto diventare simbolo di fertilità. I romani lo usavano come segno di buon augurio per le spose, per i cristiani i chicchi rappresentavano le virtù della Madonna. Secondo il Corano cresce in paradiso.
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Nella vera costoletta l’osso fa la differenza

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Il termine cotoletta è errato. Il famoso piatto milanese non ha niente a che vedere con l'orecchia da elefante, che è propria della Wienerschnitzel austriaca. Nata nove secoli fa dalla lombata, fu impanata per dare al cibo una patina considerata curativa
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Il burro, da cibo barbaro a tocco di classe

Giulio Cesare lo rifiutò durante la guerra gallica. Indro Montanelli sgridò Cesare Marchi, che lo usava nella pasta e fagioli. Ha sofferto per secoli la sudditanza verso l'olio, ma Abramo lo offerse in dono a Dio. Oggi è rivalutato dai nutrizionisti e dagli chef per perfezionare i piatti.
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Gelato, l’infinita consolazione di Leopardi

Il poeta Giacomo Leopardi leniva la perpetua angoscia con gigantesche coppe di golosa felicità. Figlio del sorbetto, fu perfezionato da un siciliano che lo fece con la neve dell'Etna. Accese le idee di Voltaire, infiammò Bonaparte, ispirò Proust. In America lo portarono gli italiani.