Caltagirone sale ancora in Mps. Mediolanum sta con la lista dei fondi
Francesco Gaetano Caltagirone (Imagoeconomica)

Il clima attorno a Montepaschi e quello delle vigilie importanti. La Borsa, prima di altri, sente l’odore della battaglia. Il titolo si scalda: +4% settimanale in un mercato che ha il passo dell’ubriaco. Sulla banca invece si avverte quella sottile eccitazione che precede i grandi scontri assembleari. Piazza Salimbeni, insomma, torna a essere un ring.

E quando il confronto si fa aspro gli azionisti smettono di pesarsi e cominciano a contare. Da una parte avanza ancora il gruppo Caltagirone, che non si accontenta del ruolo da comprimario e sale al 13,5% del capitale con un investimento che sfiora i 500 milioni. Un segnale chiaro: sta in partita non per partecipare, ma per incidere. Il secondo azionista (dopo il 17,5% della Delfin degli eredi Del Vecchio) alza la voce senza bisogno di parlare troppo. La sua preferenza per la lista del cda guidata da Fabrizio Palermo è scontata. Dall’altra, il mondo del risparmio gestito si muove con il consueto protocollo. Le Sgr di Banca Mediolanum fanno sapere che voteranno «nell’esclusivo interesse dei sottoscrittori». Ufficialmente nessuna indicazione, ufficiosamente la tradizione suggerisce un orientamento verso la lista di Assogestioni.

Ma qui, più che le dichiarazioni, contano le sfumature. Perché poi c’è il dettaglio che dettaglio non è: una quota separata, circa lo 0,6%, fa capo a Finprog, il family office della famiglia Doris. E qui il copione cambia. Partecipazione privata, logiche diverse, e soprattutto una libertà di manovra che lascia aperta anche l’ipotesi di un voto alla lista del cda. Il risultato è un mosaico in movimento, dove ogni tessera può spostare gli equilibri in vista dell’assemblea del 15 aprile per il rinnovo del consiglio. E più si avvicina la data, più la temperatura sale. Ma come in ogni thriller che si rispetti, il colpo di scena arriva sul finale. E porta il nome di Luigi Lovaglio.

Il suo licenziamento per giusta causa da direttore generale non è solo una questione personale: rischia di trasformarsi in una mina giuridica sotto il tavolo dell’assemblea. Secondo fonti legali, infatti, quella uscita potrebbe compromettere i requisiti necessari per ricoprire nuovi incarichi di vertice. Non solo amministratore delegato, ma anche semplice consigliere. Il punto è delicato: accettare una candidatura – come quella nella lista promossa da Plt Holding – potrebbe essere letto come una violazione degli obblighi di fedeltà verso la banca. E se Lovaglio decidesse di impugnare il licenziamento, la situazione si complicherebbe ulteriormente, rendendo incompatibile la sua presenza in cda con un contenzioso aperto contro l’istituto.

Una partita nella partita, insomma. Con tanto di accuse incrociate: c’è chi, come Pierluigi Tortora, gran capo di Plt Holding parla di decisione «infondata e abnorme», quasi a voler suggerire che dietro le mosse del consiglio si giochi una strategia più ampia per ridisegnare gli equilibri. Come sempre a Siena non ci si annoia mai. Il titolo sale, gli azionisti si muovono, le liste si incrociano e i dossier legali si accumulano.

E mentre il mercato brinda con moderazione, la sensazione è che il meglio debba ancora arrivare. Perché quando Mps si scalda davvero, non è mai solo una questione di numeri. È teatro.

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